Approfondimenti

Alimentazione, malattia, farmacologia: la conferenza di Massimo Tettamanti / resoconto di Sabrina Parretti

Settignano – 22 Febbraio 2015 – Lorenzo Guadagnucci intervista Massimo Tettamanti “Alimentazione, malattia, farmacologia: una questione di vita e di morte per tutti i viventi” – serata in memoria di Luigi Macoschi, fondatore della L.A.N. (Lega Antivivisezionista Nazionale).  

QUI la registrazione audio dell’incontro

Resoconto di Sabrina Parretti

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Stavolta la serata ha uno svolgimento diverso dal solito: si inizia con la conferenza e, a seguire la cena ma, come nelle operazioni matematiche, “invertendo l’ordine degli addendi il risultato non cambia“: una serata straordinaria!

L’incontro inizia alle ore 18,15 al piano superiore della Casa del Popolo di Settignano. Fuori della sala della conferenza sono allestiti due tavolini con esposti diversi libri, alcuni scritti da Macoschi ed editi, a suo tempo, dalla “LAN” , altri editi da “I-Care” (International Center for Alternatives in Research and Education), con lo scopo di raccogliere fondi da destinare alla ricerca senza uso di animali ed al recupero di animali da laboratorio.

Camilla introduce l’argomento della serata: la vivisezione, che è una delle molteplici forme di oppressione sugli animali che, di volta in volta, vengono trattate negli incontri a Settignano. Questo argomento era già stato qui trattato due anni fa, quando furono intervistati due attivisti che a Milano avevano liberato, a volto scoperto, alcuni animali dai laboratori. Stasera abbiamo come ospite Massimo Tettamanti, la figura al momento più significativa a livello di antivivisezionismo, sia dal punto di vista di condanna etica, sia di argomentazioni scientifiche.

Lorenzo presenta Massimo, riferendo che si è battuto molto su questo tema in questi anni, ultimo in ordine di tempo, nella questione Green Hill. Chiede a Massimo un bilancio sulla Direttiva europea del 2010 che tratta questo argomento.

Massimo afferma che dopo la vicenda di Gren Hill è iniziato un momento particolare per la vivisezione (o sperimentazione). Questo caso ha creato un’attenzione enorme e portato l’Italia ad un punto particolare: si parla di più di metodi alternativi, ci sono più casi processuali. L’Italia, come tutti gli altri Paesi europei, doveva recepire la Direttiva e renderla specifica per il nostro Paese. Sulla Direttiva ci sono opinioni diverse, chi la ritiene positiva e chi peggiorativa. In realtà essa doveva uniformare le legislazioni di Paesi molto diversi fra loro; non poteva essere e non si poteva sperare che potesse essere migliore. Essa andava ad influenzare Paesi come quelli dell’Est dove, per esempio, si possono usare animali randagi nei laboratori ed altri, come l’Italia, con legislazioni molto più avanzate in tema di protezionismo. In Italia non cambia granchè. Dalla precedente Direttiva di 25 anni fa sono successe molte cose in tema di animali; Massimo ricorda le sue “origini” di antivivisezionista proprio presso l’Associazione LAN di Macoschi, a Firenze.

Il problema è che la sperimentazione sugli animali viene ritenuta “valida” ed ogni altro metodo si deve rapportare a questa e questo concetto è la grande lacuna anche della recente Direttiva.C’è una grande inerzia accademica a cercare metodi diversi; In Italia, grazie al caso di Green Hill, ora un pò meno. E’ un metodo del 1800 e la ricerca è vincolata ad usare il modello animale; è come se per poter dichiarare valido uno smarthone si dovesse rapportarlo al telegrafo. L’iniziativa di “Stop vivisection” ha avuto un grande successo a livello sociale ma sul piano normativo non ha cambiato niente.

Lorenzo cita la LAN e Luigi Macoschi come l’ente e la persona che ha cominciato a parlarne, tanti anni fa, e domanda a Massimo come è possibile che non sia stata ancora vinta questa battaglia che dura da tantissimi anni e perchè non si riesce a impostare un discorso di validazione diverso.

Massimo dice che in altri ambiti ci possono essere opinioni e gusti diversi e ognuno applicare quello che preferisce ma quando si parla di scienza, il risultato deve essere quello, solo uno. Lo spirito critico non basta che parta dalle persone ma deve partire dallo scienziato e in ambito culturalmente scientifico la mentalità e che esso è valido finchè non trovo nulla che mi dà torto. Nella sperimentazione animale, cambiando specie animale, cambia il risultato. Questo poteva essere dunque motivo di abbandonarla subito. Ma siccome ogni nuova sostanza che entra sul mercato deve, per legge, essere testata sugli animali, il legislatore aveva due possibilità: o fermare tutta l’industria o commercializzare tutto. A livello economico si può commercializzare dopo che, testate sugli animali, le sostanze sono state sperimentate anche sull’uomo. Con le prove sugli animali possono essere citate quelle che, a seconda del risultato, conviene di più citare. Usando gli animali, si può dimostrare qualsiasi ipotesi.

Lorenzo cita il caso della diossina di Seveso, come si lega alla sperimentazione animale.

Massimo afferma di aver capito bene la questione quando si è specializzato in criminologia. La diossina ha risultati diversissimi a seconda di quale animale si usa. A livello processuale l’Azienda può quidi dimostrare che la diossina è innocua su certe specie animali. Massimo cita anche il caso del fumo di sigaretta che, si sa, che fa male. Fino a un pò di anni fa ad Hollywood ne veniva pubblicizzato l’uso; poi i parenti dei fumatori hanno cominciato a chiedere i danni. Fino al 1993 le multinazionali riuscivano a dimostrare la loro estraneità alla colpa riportando il caso di sperimentazioni animali su cani, ai quali il fumo non provoca il tumore. Nel 1993 la Corte Suprema degli Stati Uniti, con sentenza, ha dichiarato la “non attendibilità” delle prove su animali. Il test del DNA invece è considerato una prova scientifica. Nella sperimentazione animale, nell’81% dei casi dopo la prova sugli animali, si sperimenta sull’uomo. La scoperta del toxoma umano è tutta basata su dati umani (cellule, organi o intero organismo umano). Tutte queste recenti e importanti scoperte scientifiche sono avvenute dopo la Direttiva del 2010 che quindi non ne tiene conto.

Lorenzo chiede perché il movimento antivivisezionista parla poco delle cavie umane che, data la non attendibilità dei test sugli animali (effettuati prima che su di loro) le espone a gravi rischi.

Massimo risponde che il primo obiettivo del movimento era informare la gente che la vivisezione esisteva e cos’era. Questa prima fase è stata durissima, c’era l’aspetto etico che condannava le orribili pratiche di questa ma la risposta dei pro-vivisezione era: ” meglio sacrificare un topo che un bambino”. Questa loro giustificazione non è affatto scientifica perchè paragona due esseri viventi tanto diversi. Massimo cita poi il libro di Pietro Croce “Vivisezione o scienza: una scelta” che per lui ha rappresentato la vera presa di coscienza. Successivamente, dopo diversi anni, è subentrato il discorso delle metodologie di ricerca alternative. Cita il libro “Cavie umane nel nuovo millennio” del Dottor X (medico anonimo), il cui ricavato va a dei progetti di ricerca con metodologie tecnologicamente molto avanzate. Sono studi di livello altissimo. In Italia questo libro è stato pubblicato da I-Care, da volontari e non dell’Università; in alcune cliniche nei pressi di Varese avviene la sperimentazione su cavie umane sane.

Lorenzo fa una domanda circa la transizione tra i due metodi, se ci sono le competenze professionali per passare da una metodologia all’altra.

Massimo risponde di no. Alcuni metodi alternativi vengono scoperti da ricercatori americani; Massimo li studia e li importa in Italia. Un cambiamento, al momento, non sarebbe gestito dall’industria. Un blocco immediato del modello animale darebbe un vantaggio economico a qualcuno perchè ci sarebbe la corsa a trovare il metodo alternativo. La stessa cosa è successa per i prodotti cosmetici. L’ “Oreal” era una ditta fra le più sperimentatrici su animali, poi è cominciata la richiesta, da parte del pubblico, di prodotti non sperimentati. La sottoditta dell’Oreal, la “Skin Etic” ha sviluppato un metodo che si basa sulla reazione umana ai cosmetici. Adesso tutte le altre ditte di cosmetica devono acquistare dalla suddetta ditta la possibilità di usare il suo metodo. Ci sarebbe una gara ad un sistema virtuoso ed eticamente accettabile.

Lorenzo: quale Paese ha fatto un passo più coraggioso in tal senso?

Massimo spiega che sono circuiti commerciali più ampi rispetto all’entità nazionale. Per esempio, adesso si assiste alla Cina (che è uno dei paesi meno “animalisti” del mondo) che invece si impegna a non usare tests sugli animali per poter vendere i propri prodotti in Europa, dove le persone chiedono prodotti non testati su animali.

Lorenzo chiede poi se il discorso fatto per la sperimentazione dei farmaci sugli animali si applica anche in altri ambiti, ad esempio nel campo delle neuroscienze?

Massimo riferisce che gran parte della sperimentazione su animali viene fatta per la ricerca “di base”, cioè senza uno specifico obbiettivo ma solo per ottenere delle conoscenze. In tal modo però si ottengono delle specifiche conoscenze solo su quelle specifiche specie animali sulle quali si sperimenta. Adesso lo studio può essere molto specializzato, può tener conto delle differenze genetiche, di sesso, di etnia perchè ognuna di queste specificità può dare reazioni diverse.

Lorenzo porta l’argomento dei macachi attualmente rinchiusi nel laboratorio di Modena e sottoposti a sperimentazione anche con tecniche molto invasive e impianti fissati nel cranio.

Massimo dice che nei macachi sono stati scoperti i cosiddetti “neuroni a specchio”, presenti anche nell’uomo. Massimo afferma che ci sono delle realtà in cui le teorie derivanti da studi sugli animali si sono rilevate esistenti anche nell’uomo. Ma, anche in questo caso, la questione è che, in ogni caso, tutto quello che viene prima sperimentato sull’animale, deve essere poi sperimentato sull’uomo che quindi è lo stesso una cavia. Adesso la medicina può essere talmente specializzata che perfino lo studio su un organo umano sano non dà la stessa attendibilità di quello fatto su un organo di un malato. Le cose però cambieranno veramente solo quando cambierà l’etica; occorre un cambiamento in senso antispecista. Altrimenti si possono salvare animali, anche in situazioni di specifiche e immediate e lo si fa ma rimangono casi a sè stanti. Liberare e salvare animali, anche con interventi selettivi (dai laboratori, dagli allevamenti intensivi, ecc.) sono strumenti che velocizzano questo processo ma il cambiamento sociale avviene solo con un cambio di cultura antispecista che dia pari dignità ad ogni essere vivente.

Lorenzo cita il libro esposto sul tavolino all’ingresso “Prima causa di morte” (Ed.I Care) che non ha un approccio “animalista” ma un approccio “vittimologico”, visto cioè dalla parte delle vittime dei problemi causati dall’inquinamento della terra e da stili di vita insani (abitudini alimentari, fumo, ecc.).

Massimo afferma che la vittimologia non ha niente a che vedere con che cosa è legale o meno ma esamina la relazione che intercorre tra le vittime e le cause di un abuso. La prima causa di morte è un cattivo stile di vita, prima fra tutte una errata alimentazione che include l’uso di carne animale. Conoscere questi errori dovrebbe portare a togliere finanziamenti a quei settori “dannosi”. Quello che non cambia è la politica ed i finanziamenti vanno verso i cibi che ci fanno ammalare mentre la scelta vegetale è importante, oltre che per la salute umana, anche a livello planetario. Se spostiamo i soldi, cambia il mondo. Se la gente fa delle scelte etiche, il sistema si adegua per dare alla gente quello che viene richiesto.

Una persona del pubblico chiede di fare una domanda a Massimo: chiede se gli risulta che ci sia un’incidenza minore a delinquere da parte della gente con abitudini vegetariane o vegane.

Massimo esclama che mai, in tanti anni di suoi incontri con il pubblico, gli era stata fatta una simile domanda simile. A questo proposito, introduce l’argomento del gianismo ( da Wikipedia: Il giainismo insegna che ogni singolo essere vivente, dal moscerino all’uomo, è un’anima eterna e indipendente, responsabile dei propri atti. I giainisti ritengono che il loro credo insegni all’individuo come vivere, pensare e agire in modo tale da rispettare e onorare la natura spirituale di ogni essere vivente, al meglio delle proprie capacità.) Massimo riferisce di essere stato 25 vole in India e di essersi avvicinato a questa filosofia (o movimento spirituale)che prevede la compassione per tutti gli esseri viventi. Danneggiare gli animali danneggia anche l’uomo e non importa chi si ritenga la specie dominante. Esempio di non coerenza e non virtuosismo può essere considerato, per esempio, il fatto che tanti antivivisezionisti non hanno fatto la scelta vegetariana. L’importante, dice Massimo, è mettersi in gioco in prima persona, non rinviare sempre le azioni e le responsabilità ad altri ma agire nel nostro piccolo in senso virtuoso.

Lorenzo, a tal proposito, ricorda che di gianismo se ne parlerà anche nella rubrica di “Restiamo Animali” dedicata al viaggio in India del Prof. Luigi Lombardi Vallauri, di cui a breve andrà in onda la 3a puntata.

Il Prof. Vallauri ringrazia Massimo per aver scritto il libro “Diventa vegan in 10 mosse”. Ricorda che nel 1993 uscì la legge che permetteva l’obiezione di coscienza alla sperimentazione sugli animali nelle Universitò. La Lav ha fatto un’inchiesta su quanto viene applicata l’obiezione di coscienza ma i presidi non lo dicono. Afferma anche che non ha senso chiamare “metodi sostitutivi” quelli che non prevedono la sperimentazione animale in quanto sono una cosa completamente diversa . Occorrerebbe una moratoria di 20 anni in cui si cessa completamente la sperimetazione animale e si fanno fluire i soldi in altri metodi di ricerca e sarebbe il primo caso in cui l’etica ha fatto progredire la scienza!

Massimo invita, nelle discussioni con i pro-test animali, ad usare molto l’ironia che risulta vincente rispetto all’arrabbiatura.

Camilla gli chiede se ha conosciuto Luigi Macoschi e Massimo risponde di sì, era appena un ragazzino; oggi ritiene che Macoschi sia stato un “visionario“, nel senso che, per primo, ha dato l’avvio alla critica alla vivisezione, in tempi in cui tale pratica era indiscussa e, fatta credere, da chi la praticava, indispensabile. All’epoca una critica del genere era assai difficile e lui ha dato l’avvio al movimento di opinione contraria.

A questo punto Camilla invita (la sottoscritta) Sabrina Parretti, una delle prime socie della Lan, a dire qualcosa sulla sua esperienza antivivisezionista.

Sabrina riferisce che aveva appena 20 anni quando, per caso, leggendo un trafiletto sul giornale, venne a conoscenza che a Firenze, in Piazza della Libertà, al 36/R, si trovava la sede di questa Associazione. Incuriosita dalla parola “vivisezione”, si informò sul sul significato, scoprendo una realtà terribile, inimmaginabile! Il giorno dopo si recò a quell’indirizzo e si iscrisse a quella neo-nata Associazione, da cui ricevette la tessera n. 24, conservata gelosamente ed orgogliosamente per tutti questi anni e che stasera mostra al pubblico. In quei primi anni venivano allestiti dalla Lan dei banchetti sotto i portici di Piazza della Repubblica, per spiegare alla gente che cos’era la vivisezione e mostrare, con libri ed opuscoli, tutta la sua violenza ed il suo orrore. Sabrina mostra ai presenti un opuscolo “Venditori di malanni e fabbricanti di focomelie“- serie di rapporti tecnici di Hans Ruesch e il libro “Vivisezione o scienza: una scelta” di Pietro Croce, pietre miliari dell’antivivisezionismo. La sottoscritta ricorda ancora che, nonostante la sua forte convinzione etica dell’antivivisezionismo, ha sempre preferito lasciare ad altri, più professionalmente qualificati, le spiegazioni e le discussioni sulle ragioni scientifiche dell’antivivisezionismo, delle quali comunque è altrettanto convinta. Del resto, in questa battaglia c’è posto per tutti e in varie modalità, ognuno scelga quella che più ritiene consona. Per quanto la riguarda, la scrittura è la pratica in cui sa meglio esprimersi ed è, appunto, con questa che ha cristallizzato il ricordo di Macoschi, in occasione della sua morte, avvenuta pochi mesi fa. Legge quindi di seguito questa sua breve dedica:

Soltanto la malattia ha potuto sconfiggerlo.

Uomo dalla tempra forte e dal cuore sensibile,

rara e preziosa combinazione.

Perenne combattente di nobili battaglie

e strenuo difensore di animali inermi.

Solo chi più lo ha amato ed ammirato

conosceva la sua intima sofferenza

ma il suo ricordo e il suo esempio

rimarranno come tracce indelebili nel cuore di tutti noi.

Riposi in pace, vicino a quelle anime innocenti e pure

alle quali da sempre ha dedicato

il suo cuore, le sue energie, la sua vita.”

Camilla invita quindi a parlare Valeria Bini, segretaria storica della Lan e compagna di vita di Macoschi.

Valeria inizia dicendo che le prime azioni della Lan furono di sensibilizzare la gente, attraverso foto e reportage (segreti) dai laboratori di vivisezione, per indurre le persone al più elementare sentimento di pietà, nei confronti di animali tanto in sofferenza. Lei e Macoschi si muovevano, su segnalazioni ed anche di propria iniziativa, facendo controlli negli stabulari degli ospedali e negli allevamenti intensivi. Hanno visto situazioni di terribile sofferenza animale e di vergognosa arroganza umana ed oggi Valeria è contenta che il “patrimonio” della loro esperienza e la strada tracciata da Macoschi sia raccolta e portata avanti da altri, i giovani!

Camilla chiede a Massimo di cosa si occupa “I-Care” e lui risponde che lo scopo principale è la raccolta di fondi, attraverso i tavoli informativi sparsi in tutta Italia, così da dirottare i finanziamenti dei privati verso la ricerca che non usa gli animali. Inoltre si occupa del sostentamento e dell’adozione degli animali liberati dai laboratori, che a tutt’oggi sono circa 17.000, fra cui moltissimi topolini.

Camilla sostiene che sono importantissimi questi rifugi per animali recuperati (dai laboratori, dai macelli, dai maltrattamenti, ecc.). Cita per esempio l'”Ippoasi“, vicino a Pisa, che ospita animali salvati dal macello e “Agripunk” di Montevarchi che ha recuperato circa 30.000 tacchini da un allevamento intensivo che gli attivisti sono riusciti a far chiudere. Stasera è qui presente una rappresentante di Agripunk, Desirée, che illustra le vicende che hanno portato al recupero degli animali e le attuali necessità attuali per proseguire nel loro mantenimento.

L’incontro termina verso le ore 20,30 e tutti si avviano al piano di sotto per la cena.

E’ stato bello rivedere, fra tanti animalisti e attivisti di oggi, anche diversi volti che nacquero, come tali, nella Lan.

Il rinnovo nella continuità fa ben sperare per le sorti degli animali e del mondo intero!

Discussion

One Response to “Alimentazione, malattia, farmacologia: la conferenza di Massimo Tettamanti / resoconto di Sabrina Parretti”

  1. Grazie Sabrina per l’appassionato e dettagliato racconto. Io ho partecipato alla conferenza tenutasi ad Asti: interessante soprattutto per i dati inquietanti che Massimo ha riportato. Significativa partecipazione di pubblico. Ho scritto pure io qualcosa qui.
    http://www.gazzettadasti.it/index.php/lettere-alla-redazione/paola-re-ad-asti-un-segnale-di-apertura-alla-ricerca-senza-sperimentazione-animale

    Paola

    Posted by Paola Re | 2 Marzo 2015, 20:25

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