Approfondimenti

Annamaria Rivera e “La città dei gatti” / Resoconto di Sabrina Parretti

Settignano – 18 Maggio 2016 – incontro con Annamaria Rivera e presentazione del suo libro  “La città dei gatti” – Antropologia animalista di Essaouira. Conduce Lorenzo Guadagnucci della trasmissione Restiamo Animali.

 

Resoconto di Sabrina Parretti

 

rivera  Alle ore 20,30, a piano terra della Casa del Popolo di Settignano, consueta cena vegan che inizia con deliziose cialde salate ripiene, prosegue con piatto di riso pilaf e verdure e  termina con una fresca coppetta di fragole, con fettine di kiwi e uno schizzo di panna vegan. Il tutto innaffiato da un bel brindisi finale con spumante, per salutarci (almeno momentaneamente) e recuperare idee ed energie per proseguire questo ricco ed importante cammino culturale! Camilla, al termine della cena, riepiloga le numerose iniziative che la redazione ha organizzato in questo ultimo anno e mezzo e ringrazia i presenti per il sostegno e la partecipazione.

 

Si sale quindi al piano superiore dove Lorenzo siede sul palco accanto alla scrittrice antropologa e attivista dell’antirazzismo Annamaria Rivera, che è qui per presentare il suo libro “La città dei gatti” Antropologia animalista della città marocchina di Essaouira. Lorenzo inizia dicendo che aveva già incontrato Annamaria quando lui, qualche anno fa, scrisse il libro “Restiamo Animali“, nel quale c’è un intero capitolo dedicato a lei. Annamaria è un personaggio singolare nel panorama italiano per questo suo sguardo sul mondo animale. Annamaria è’ docente di antropologia a Bari, è un’attivista e figura di riferimento in materia di antirazzismo. Si è occupata anche della questione femminile. C’è in lei la forte attitudine alla presenza fisica sul “campo”; l’antirazzismo è un elemento importante, che la riguarda anche a livello personale. Il libro “La città dei gatti” è una ricerca sul campo, in particolare, nella città marocchina di Essaouira. C’è un approfondimento sulla storia di questa città e l’autrice ha posto l’attenzione anche sugli animali che la popolano e i rapporti che essi hanno sia con le persone della città, sia fra loro animali. Questo concetto, di vedere le nostre città condivise con gli animali, è vicino a noi tutti antispecisti.

 la-citta-dei-gatti   Annamaria  vuole introdurre il discorso sulla città di Essaouira mostrandoci alcune delle foto che lei (appassionata anche di fotografia) e il suo compagno Gianfranco hanno scattato in quella città; sono moltissime e parecchie sono anche riportate nel libro, di cui fanno parte integrante. Secondo Annamaria sono indispensabili per far percepire l’ “allure” di tale città.

Interviene Gianfranco precisando che le foto sono state tutte scattate con macchine ordinarie; queste che vedremo è una selezione delle 5.000, fra video e foto, che hanno scattate; le musiche di sottofondo sono quasi tutte musiche registrate nella città, da musicisti di strada. Sullo schermo inizia lo “slide-show”: si vedono foto di vita quotidiana, gatti fra tappeti e stoffe, gatti e gabbiani, cani, cani e persone, gabbiani, tramonti, ecc.

Lorenzo, al termine, dice che le immagini ci introducono in questa città non convenzionale, città di mare, che ha visto una lunga sequenza di convivenze umane.

Annamaria conferma che l’atmosfera di Essaouira, che rende possibile la convivenza fra le differenze, è dovuta alla sua storia ed alla su dimestichezza con l’altruità. In certi tratti del Corano il concetto di misericordia e compassione è esteso agli animali, anche se nell’ insieme della dottrina c’è un rapporto ambivalente con gli animali. Non c’è l’antropocentrismo esagerato di certe religioni. Ci sono però contraddizioni: il gatto, per esempio, viene considerato puro per eccellenza, mentre il cane, animale impuro per eccellenza. Annamaria richiama l’attenzione sulle foto della coppia di anziani appena viste: lei, disabile, in carrozzella, lui la sospinge a portare cibo ai gatti ed ai gabbiani ogni pomeriggio. Prima vanno al suk (mercato) a prendere il pesce invenduto e poi alla medina a cibare prima i gatti e poi, con gli avanzi di cibo che rimane, lasciano sfamare i gabbiani. Adesso lei è morta e l’anziano compagno ha continuato ad usare quella sedia a rotelle per portare ancora il cibo agli animali. Lei era chiamata “la mamma dei gatti”, ma questo soprannome era denso di rispetto. Non era la sola, ce ne sono altre in città di persone così. Annamaria passa poi a parlare del rapporto con i gabbiani. Riferisce che anche lei è originaria di una città di mare, Taranto, ma lì non era mai riuscita a comunicare con loro. A Essaouira invece sì. Questa città è un porto specializzato nella pesca delle sardine e, un pò come dappertutto, i pescatori hanno un rapporto peculiare con i gabbiani. Ma lì anche lei è riuscita a stabilire un rapporto con i gabbiani e percepire il loro “linguaggio”, che assomiglia un pò ad un borbottio. Nella foto si è visto che una coppia di gabbiani andava a fare colazione sul loro tavolo di albergo ma non era la richiesta di cibo che li ha mossi a stabilire quella specie di “amicizia”. All’inizio Annamaria proponeva loro alcuni bocconcini di cibo come olive, formaggini, pane; poi Jamail (il gabbiano maschio) ha assaggiato la scamorza pugliese e da allora non ha più voluto altro. Ha poi aspettato la sua tazza di latte e dopo essersi cibato è rimasto sulla balaustra a “chiacchierare” con Annamaria  e lei cercava di imitarne il verso. A Essaouira ha potuto vedere anche la convivenza fra cani, gatti e gabbiani.

Lorenzo cita un altro libro di Annamaria “Spelix, storia di gatti, di stranieri e di un delitto“, pone la questione dei cani, che nella cultura islamica sono considerati impuri, e la invita a parlarcene.

Annamaria dice che nei paesi islamici c’è il tabù del cane ma che a Essaouira tale tabù viene violato spesso. Il tema della convivenza e della tolleranza si accompagna con il tema della convivenza con i non-umani. Legge la frase attribuita a Maometto : “Esiste una ricompensa per chi fa del bene a qualunque essere vivente”. Legge un’ altra frase che fa parte della Summa e che si riferisce ad un cammello che lavora troppo. Annamaria afferma che a Essaouira la ringraziano per il suo atto di dare da mangiare agli animali e le dicono “..lei sì, che è una vera musulmana“.

Lorenzo le chiede che cosa ci dà e che cosa ci racconta questa sua esperienza a Essaouria?

Annamaria risponde che è un manifesto contro la islamfobia. Purtroppo questa “apertura” verso certi animali convive, nell’islam, con il sacrificio animale (ancora si sacrifica il montone) e con i combattimenti fra cani. Annamaria riferisce che lei, a differenza di altri suoi colleghi antropologi, che hanno interpretato il sacrificio come elemento regolatore della società, ha dedicato 2 capitoli del libro alla decostruzione di questo concetto. Ci sono anche alcuni imam che combattono contro il sacrificio animale, mentre ci sono  alcuni antropologi europei, soprattutto francesi, che in certi ambienti dove ci sono immigrati islamici, ne parlano bene. Questo è un paradosso! Lei ritiene che questo sia, nel mondo monsulmano, un momento di riflessione sulla necessità dal sacrificio animale.

Lorenzo chiede se dal pubblico ci sono domande e una persona chiede quale sia a Essaouira l’atteggiamento verso gli altri animali.

arivera1  Annamaria riferisce che ha intervistato il capo del servizio veterinario pubblico che ha ammesso che avvengono, soprattutto fuori città, sterminii di cani, con bocconi avvelenati o sparandogli. C’è quindi un atteggiamento di tolleranza da parte della popolazione e di intolleranza da parte delle istituzioni. Riferisce che nella città di Essaouira ci sono anche manifestazioni animaliste. Una legge molto avversata è stata quella sui cani (cosiddetti) pericolosi. C’è anche un’Associazione fondata da una coppia di inglesi, con la quale la municipalità ha stilato una convenzione per la sterilizzazione e vaccinazione degli animali. Questa associazione è molto attiva e molto pragmatica nell’agire. Oltre a questa, di associazioni ce ne sono anche altre.

Annamaria riferisce alcuni episodi, belli e brutti, in tema di animali. Il primo: ha visto tre volte uno spettacolo dove fanno esibire una bertuccia per poi chiedere dei soldi in elemosina. L’ultima volta che vi ha assistito, lei ha discusso duramente con chi faceva esibire l’animale: era un rapper che si esibiva in dei video su Internet e nello stesso tempo usava la scimmietta, schiavizzandola. Al contrario, riferisce dell’attenzione che hanno avuto dei camerieri di un locale verso una gatta incinta: hanno approntato una cuccia per farla partorire in pace. In un’altra occasione ha notato che avevano messo delle ciotole di acqua nell’anticamera dei bagni di un locale pubblico, per far abbeverare i gatti.

Lorenzo legge quindi la frase di chiusura del libro di Annamaria e lei conferma che proprio quello è il senso della sua ricerca.

In fondo, anche per le persone più povere di Essaouira la sollecitudine e la cura rivolte ai non-umani rappresentano l’eccedente omil superfluo, si potrebbe dire. Concedendosi il lusso del senso e del dono, dell’affettività e del maternage più gratuito, si sottraggono alla ragione economica e utilitaria che le ha condannate, spezzano la catena dell’obbligata dipendenza dal bisogno cui la società le ha legate, e le immagina schiave. Riconquistano così il loro spazio di autonomia e dignità, valore e libertà, ove esse sono partner di una relazione con le altre creature che prescinde da differenze di specie, di genere, di classe.

 

L’incontro ha quindi termine alle ore 23,40.

Oltre al libro appena presentato, ci sono in sala alcuni altri libri della stessa autrice a disposizione di chi voglia acquistarli (“Spelix, storia di gatti, di stranieri e di un delitto”, ecc.)

Discussion

One Response to “Annamaria Rivera e “La città dei gatti” / Resoconto di Sabrina Parretti”

  1. Annamaria Rivera è una gran donna. Io l’ho conosciuta come antirazzista, leggendo “L’imbroglio etnico” scritto insieme a Gallisot e Kilani. Soltanto in seguito ho scoperto questa sua attenzione per l’antispecismo. Vi invidio proprio per questa bella serata trascorsa con lei.

    Posted by Paola Re | 25 maggio 2016, 19:28

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