Approfondimenti

Sessismo, razzismo, specismo: la conferenza di Pattrice Jones

 

Il 18 marzo 2014 si è svolto a Firenze l’unico incontro toscano con l’eco-femminista attivista LGBTQIPATTRICE JONES
Pattrice Jones – ospitata da gruppi di attivisti in varie città d’Italia nel mese di marzo 2014 – ha tenuto un ciclo di conferenze sulle corrispondenze filosofiche e politiche che caratterizzano le logiche di dominio e sopraffazione sugli esseri viventi (animali e non) e sul legame tra le diverse dimensioni della discriminazione e della violenza: per sesso, genere, orientamento sessuale, identità di genere, così come sullo sfruttamento degli animali non umani. Quella che segue è la trascrizione della conferenza che Pattrice ha tenuto a Firenze, il 18 marzo 2014, co-organizzata da InterseXioni e Restiamo animali. La trascrizione è stata fatta prendendo appunti manualmente senza ausilio di un registratore, dalla nostra cara amica e ascoltatrice Marta Torcini. Ci scusiamo fin d’ora per la lettura un po’ faticosa che ne risulta, per l’eventuale poca chiarezza del discorso e per i passaggi che sono sfuggiti. 

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Vengo dal Vermont dove ho organizzato un rifugio per animali di fattoria gestito da persone LGBT. La mia storia di attivista inizia nel 1976, anno in cui ho fatto il mio coming out come lesbica e sono andata alla prima manifestazione LGBT. Coincide anche con l’anno in cui ho smesso di mangiare carne. Avevo 15 anni.

 

pattPotrebbe sembrare che non c’è nesso fra le due cose. Fare coming out può sembrare di aprirsi, ma può anche essere chiudersi in una scelta. In realtà io dicevo NO a idee imposte, volevo decidere da me quello che volevo, non volevo un ragazzo, sono contro l’uccisione degli animali. La mia è stata liberazione del desiderio. Voi siete qui perché avete desideri da soddisfare, curiosità intellettuale, o siete arrabbiati per l’ingiustizia, e forse per troppa empatia con chi soffre alcuni di voi non riescono a dormire o trascurano se stessi.

 

Forse siete qui solo per fare compagnia a qualcuno, forse pensate che i rapporti fra le persone sono sballati. Guerra, violenza sulle persone, il clima è fuori controllo perché i nostri legami con la natura si stanno distruggendo, cominciate a nutrire il sospetto che tutto sia interconnesso. Forse pensate che questo è ciò che porta ad infliggere danni a persone e natura. Il rimedio è riparare i danni e il mio compito è suggerire rimedi. Cerco una teoria da mettere in pratica per risolvere questi problemi. Per ottenere dei risultati dobbiamo prima decidere cos’è reale. L’ecologia è reale. Non c’è nulla che succede “sottovuoto”. Ogni cosa che avviene, avviene nel contesto di sistemi fisici (ecosistemi), economici e sociali. Gli specialisti dicono che non capiamo il loro mondo. Non possiamo capire le persone se non capiamo il sistema sociale in cui ci si muove.

 

Le prime connessioni, intersezionalità, hanno radici nell’America del movimento delle donne nere. Razza e genere. Ecco la prima connessione: allargare il concetto di razzismo al genere. Le donne nere hanno subito discriminazioni sul lavoro, e hanno vissuto esperienze che non sono mai state subite né da donne bianche né da uomini neri. C’è interazione fra razzismo e sessismo. Quelle che sembravano diverse forme di oppressione erano interconnesse. Classe sociale e economia, orientamento sessuale, disabilità, migrante, terra e animali: dobbiamo capire come queste relazioni vengono influenzate dall’abuso sull’ambiente e gli animali.

 

La parola chiarificatrice è INTERCONNESSIONI. Le varie forme di discriminazione si rafforzano reciprocamente. Scopriamo allora per esempio che sessismo e omofobia e transfobia non sono poi così separate. Non è necessario essere omosessuali o transessuali per subire omofobia o transfobia. Puoi essere aggredito o ucciso anche se non sei omo o trans, basta trasgredire le norme di genere. Il problema quindi non sono solo i pregiudizi verso le persone LGBT, ma le norme di genere entro le quali la cultura ci costringe. Si pensi all’importanza delle norme sul rapporto fra genere e patriottismo. (I maschi che devono andare a morire in guerra. Le donne violentate per guerra etnica.) Quando si capisce che l’omofobia è un’arma del sessismo si capisce anche che non si possono liberare le donne senza liberare dai pregiudizi omofobi e non c’è speranza di liberare nessuno se si lascia intatto il patriarcato.

Le interconnessioni creano collegamenti che tengono insieme tutto. Bisogna quindi scollegare le giunture.

 

Un altro strumento concettuale usato dalle femministe è l’interconnessione fra specismo e altre forme di oppressione. Le eco-femministe hanno sviluppato un’analisi della logica di dominio. Questa logica prevede una precisa struttura dei nostri sistemi sociali e della nostra psicologia: chi è cresciuto in questa logica crede naturale la logica di dominio e le divisioni in dualismi opposti: maschio-femmina, umani-animali; cultura-natura; anima-corpo; ragione-emozione. Non solo questi concetti sono separati, ma sono anche gerarchicamente posti l’uno sull’altro, cioè uno di essi ha il potere sull’altro. Separazione e opposizione. E’ un modo bizzarro di vedere il mondo. Esclude per esempio l’intersessualità. Ma come possono essere opposti umani e animali se condividono il 90% della genetica? Gli umani sono animali ed è nella natura degli animali sociali creare cultura. Natura e cultura non possono essere opposti. Sentimento senza pensiero? Dominio della mente sul corpo? Ma il cervello è parte del corpo.

 

La logica del dominio divide il mondo e determina dominanza di qualcuno su qualcun altro. Esiste connessione fra chi si crede superiore e l’inferiore. Dobbiamo essere liberi di pensare quello che vogliamo. Secondo questa logica di divisione e contrapposizione qualsiasi cosa che viene dal corpo deve essere represso: repressione dell’eros, distacco da noi stessi e dagli altri. Sopprimere, reprimere i nostri corpi e quelli degli altri. E’ un modo di vedere il mondo che crea separazione e non ci permette di vedere le connessioni, come quella che c’è fra liberazione sessuale e liberazione animale. Cercare le connessioni, vedere le connessioni fra una forma e l’altra di oppressione impone di vedere che potrebbero sostenerne altre. Usare animali come cibo ci impone di non pensare: da bambini forse ci poniamo il problema, ma i genitori ci impongono di non pensare. Così si diventa crudeli, duri verso la sofferenza altrui. Io non sento più la sofferenza che non mi colpisce direttamente. Oppressione interpersonale.

 

L’abitudine a non pensare a queste cose è pericolosissima. Sapere ma non pensare. Fregarsene. Questo ci permette di mangiare animali, ma anche di usare i prodotti della schiavitù del lavoro infantile, pensare ad una guerra senza pensare a chi viene ucciso in guerra, stuprare senza pensare alla sofferenza della vittima, alla sua volontà.

 

Ecco un elenco dei vari modi di giustificare l’uso degli animali:

  1. Posso farlo quindi è giusto;
  2. Sono un dono di Dio, Dio li ha fatti per noi (quanto male è stato e viene fatto alle persone in nome di Dio!)
  3. Gli umani sono superiori a qualsiasi altra specie.

 

Il terzo punto porta a due conseguenze: a) eccezionalità della specie umana e b) ci sentiamo speciali rispetto agli altri viventi.

 

Perché saremmo così speciali? Abbiamo linguaggio, uso di strumenti, ragione. Gli animali e certi gruppi di persone considerati subordinati non li hanno. E’ lo stesso argomento usato nei confronti dei disabili. E’ quello che potremo chiamare abilismo. Poiché noi abbiamo queste capacità e loro no, non è necessario rispettarli: possiamo frali lavorare gratis, sterilizzarli ecc. Ma non si tratta semplicemente di esseri simili, in realtà siamo uguali. Ecco che abbiamo trovato un’altra interconnessione: abilismo – specismo.

 

Un aspetto importante dell’oppressione è la mancanza di visibilità, lo sparire dentro il prodotto dell’oppressione. La mucca sparisce nella bistecca, il maiale sparisce nel prosciutto. Bere latte e mangiare formaggi è mancare di rispetto verso gli animali: come viene prodotto il latte?

 

Chi ha una posizione di privilegio non vede quel privilegio, perché se lo vedesse non potrebbe conviverci. Gli etero non pensano che potersi sposare sia un privilegio.

 

Nel patriarcato la riproduzione è la cosa più importante. E’ l’opposto di quello che sarebbe ecologico per mantenere gli equilibri. Le donne sono ridotte al ruolo di riproduttrici. E anche gli animali. Serve a far sentire inferiori i non etero, fa esplodere la popolazione, inoltre la riproduzione deve essere controllata dal capofamiglia che possiede moglie, figli, terra, mezzi di produzione. Il controllo della riproduzione per il profitto di qualcun altro è centrale al sessismo e allo specismo. Ogni forma di sfruttamento degli animali li forza a riprodursi. Vale anche per le persone schiave.

 

La parola Capitalismo ha origine in capo di bestiame. Il capitalismo moderno chiede riproduzione continua, crescita all’infinito, altrimenti crolla il sistema. Far lavorare per tutta la vita per acquistare i beni (alzare l’età pensionabile), eliminare i nostri desideri animali e sostituirli con i desideri indotti.

 

Dobbiamo scardinare il sistema. Dobbiamo quindi trovare progetti laddove vediamo più di una forma di oppressione, lavorare in contemporanea su varie forme di oppressione e quindi creare collegamenti fra i gruppi. Dobbiamo tornare al concetto di desidero. Gli attrezzi del proprietario non smonteranno mai la casa. Dobbiamo lavorare fuori da questa logica.

 

EROS è il desiderio profondo di essere connessi con i nostri ecosistemi e con gli altri viventi umani e non umani. Questo desiderio è la nostra più preziosa e rinnovabile risorsa. 

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