Approfondimenti

“Sulla caccia e altri abusi”, con Annamaria Manzoni / resoconto di Sabrina Parretti

Sulla caccia e altri abusi

incontro con la Dott.ssa Annamaria Manzoni. Riflessioni psicologiche sul nostro rapporto con gli animali non umani – 30 Novembre  2019  –  Firenze –  Via Gioberti, 33 – Oratorio dei Salesiani. Conduce Camilla Lattanzi

 

Resoconto di Sabrina Parretti

 

Alle ore 20,00, presso la sala dell’Oratorio dei Salesiani, in Via Gioberti 33 a Firenze, si è svolto l’incontro con la Dott.ssa Annamaria Manzoni, psicologa, psicoterapeuta, attivista per la liberazione animale.

            Camilla si scusa per il ritardo dell’inizio della serata, dovuto alla manifestazione “delle sardine” in centro. Introduce l’ospite riferendo che la stessa Dott.ssa Annamaria Manzoni era già stata ospite di questa redazione nel gennaio 2014. La suddetta è psicologa, psicoterapista, grafoanalista, svolge lavoro di tutela minorile ed ha redatto un documento in cui espone le valenze antieducative degli spettacoli con uso di animali. Ha scritto diversi libri, tra i quali quelli qui presenti in mostra: Noi abbiamo un sogno, In direzione contraria e, l’ultimo, Sulla cattiva strada (che tratta del legame tra la violenza sugli animali e quella sugli umani).

L’argomento di stasera è la caccia. La redazione di Restiamo Animali si è occupata molto di caccia: nel 2016 contro la legge Remaschi e nella campagna a favore dei lupi, dato che il ministro Galletti voleva una deroga al divieto della loro caccia. Il 17/01/2016 fu fatto un flash mob in piazza della Repubblica; il 1°/02/2016 fu fatta una veglia notturna al Porcellino: 50 donne vestite in nero in segno di lutto, poi furono appesi striscioni al Ponte Vecchio, la Campagna col Wwf “Balla coi lupi”, flash mob con ballo in strada in diverse città d’Italia. La risposta dei cittadini alle manifestazioni fu molto positiva ed anche qualche successo fu ottenuto: la deroga per la caccia al lupo non passò.

Dott.ssa Annamaria Manzoni inizia dicendo che il numero dei cacciatori è in netta diminuzione, siamo all’1% circa della popolazione. Il numero degli animali uccisi è però stratosferico: 450 milioni ogni anno in Italia secondo stime LAV. Animali che sono patrimonio anche di noi tutti e i cacciatori non dovrebbero aver diritto esclusivo sulle loro vite. L’Associazione “Vittime della caccia” ci da i numeri degli incidenti di caccia: quest’anno siamo già a 14, nel silenzio delle istituzioni. Il disvalore della caccia è evidente perchè è un’attività tesa all’uccisione e alla prevaricazione. C’è un gran movimento contro la caccia, cresciuto negli anni. In passato ci sono stati casi isolati di pensatori contrari alla caccia, come il filosofo Montaigne che ha scritto scene di caccia struggenti, descrivendo perfino un cervo che piange. Un altro detrattore è stato lo scrittore Leone Tolstoj che in gioventù era stato cacciatore e poi ha lasciato scritte le sue emozioni di allora. Ha definito la caccia “un suicidio morale” e ci ha lasciato una descrizione di una cerva che assiste il compagno ferito a morte. Oggi abbiamo altre simili testimonianze nel libro del guardiacaccia vicentino Giancarlo Ferron, che ha parlato dell’uccisione di un’orsa o le fughe dei caprioli stremati dall’inseguimento dei cacciatori. Altre nefandezze dei cacciatori sono quelle che fanno quando si scatenano nelle uccisioni proprio nel periodo delle migrazioni o delle calamità naturali.

Qual è la mentalità dei cacciatori possiamo ben vederla dai loro siti Internet. L’atteggiamento  è  di chi uccidere non gli basta mai. Per questo le leggi stabiliscono delle cifre limite di prede che possono essere uccise. Bisogna domandarsi cosa c’è dietro questa loro smania di uccidere. Altra infamia è l’antica usanza di accecare gli uccellini da richiamo; poi abbiamo anche altre più recenti infamie, come la caccia nei recinti, soprattutto in Africa, dove cacciatori ricchi possono uccidere grossi felini messi appositamente lì, magari vecchi o resi inermi. Oppure la caccia dall’elicottero, ai branchi di elefanti o altri animali nella savana, senza doversi nemmeno spostare. C’è poi la caccia “in trasferta”, quando è chiusa qua, i cacciatori si spostano dove è consentita. Vergognoso è anche il trattamento che riservano ai loro cani, tipo la cosiddetta “frustata”, sparo al sedere dei cani quando non sono abbastanza efficienti. Si potrebbe dire con una battuta, come riportato in un libro a cura della Lav sui bambini napoletani che “I cacciatori sparerebbero alla colomba dello Spirito Santo! ”

C’è da fare la considerazione che purtroppo la caccia è legale. La legge contro il maltrattamento degli animali, più che tutelare l’animale in sè, tutela il sentimento degli umani verso gli animali ed in alcune situazioni neanche questa tutela non vale: come nel caso della vivisezione o della caccia. Quest’ultima è poi incentivata anche da una serie di contributi dati dallo Stato, anche se non in forma diretta. La caccia infatti non è disciplina olimpica ma il C.O.N.I. (Comitato olimpico nazionale italiano) ha una serie di federazioni che finanzia. FIDASC è una di queste.  La caccia non è uno sport, infatti, secondo il White Paper On Sport per sport si intende  un’attività fisica che ha per finalità il miglioramento fisico/ psichico e le relazioni sociali. Nessuna di queste caratteristiche si realizzano nella caccia, alla base della quale ci sono soltanto soprusi e crudeltà che soddisfano solo il cacciatore. Eppure tutto questo viene finanziato con contributi statali!

Alla base psicologica della caccia c’è un’assoluta mancanza di empatia, ed anzi, c’è una certa dose di psicopatia, nella forma di sadismo, che è il sentimento di chi si compace della sofferenza altrui. Esistono degli studi di alcuni psichiatri, Karl Manninger, per citarne uno, che esaminano questo argomento e riferiscono anche di perversioni sessuali di alcuni cacciatori.  Un altro di Margaret Brooke-Williams afferma che il sentimento di potenza che provano nell’uccidere è per loro un momento di sollievo da una forma di disagio sessuale.

L’attività venatoria è praticata soprattutto da uomini che non vedono affatto con piacere l’ingresso delle donne nella caccia, questo è un campo dominato dal machismo. Recentemente è stato tenuto un congresso di donne cacciatrici che è stato completamente disertato dai cacciatori uomini. C’è un parallelismo tra la caccia e la guerra, ci sono elementi che assimilano queste due attività ed entrambe si ispirano ad una filosofia aggressiva. Freud affermava che le pulsioni aggressive umane trovano sfogo nella guerra e lo stesso avviene nella caccia; entrambe sono situazioni che fanno emergere la parte peggiore del “sè”. Entrambe creano assuefazione e dipendenza.

La violenza contro gli animali esiste in tantissime forme che sono legali: macellazioni, vivisezione, pesca, sagre con spettacoli,ecc. I peggiori crimini, dal punto di vista qualitativo e quantitativo, sono proprio quelli legali; la caccia è solo uno dei tanti. La violenza è una costante nella storia dell’umanità, è un discorso che pervade tutte le pieghe della vita; quella verso gli animali è garantita perchè è resa legale. Nel corso dei secoli, soprattutto a partire dal 1800, ci sono stati alcuni uomini che hanno cercato di mettere un freno a tutto questo. Oggi noi ci siamo abituati a riconoscere la “violenza non legale”, come ad esempio nel caso del cane Angelo in Calabria, torturato ed ucciso da alcuni ragazzi delinquenti, caso che ha destato un grande sdegno in tutta Italia, anche da parte dei media. La violenza contro gli animali in alcuni ambienti è però “pane quotidiano”, quindi bisogna andare oltre, fare il passo successivo e capire qual è il tipo di cultura dove ciò avviene. Spesso nei casi di efferata violenza viene detto: sono dei mostri, degli animali, delle bestie! perchè la parte violenta della natura umana non vogliamo riconoscerla; eppure l’aggressività fa parte del nostro apparato psichico.

C’è un libro intitolato “Il declino della violenza” di Steven Pinker in cui lo scrittore dice che se vogliamo combattere la violenza, questa va capita, in tutte le sue espressioni.

Tutte le forme di violenza sono collegate fra loro, a cominciare dallo “scapaccione educativo”.

58 Stati nel mondo hanno leggi che vietano le punizioni corporali sui bambini, sia in famiglia, che a scuola. Al momento, per le leggi di protezione animali in vigore, abbiamo la situazione che la stessa azione di violenza è condannabile qui ed ora e non altrove, come ad esempio nella vivisezione. Nei macelli c’è un altissimo tasso di violenza, anche supplementare rispetto al consentito, è un luogo di violenza all’ennensima potenza!

C’è una ricerca fatta negli Stati Uniti nel 1988 mirata a verificare se il numero degli stupri sulle donne poteva essere in relazione a qualcosa. Per far ciò, hanno dovuto stabilire se un luogo era violento e per stabilirlo hanno preso un quantitativo di  comportamenti: il numero di films violenti visti dai cittadini, il numero delle punizioni fisiche nelle scuole, il numero delle condanne a morte, il numero dei praticanti la caccia, ecc. Da questa ricerca è emerso che tanto più un luogo era violento secondo gli standards suddetti, tanto più avevano luogo gli stupri sulle donne.

Amy Fitzgerald afferma che il clima sociale dei luoghi dove sono presenti grandi macelli, va di pari passo con un aumento della violenza in genere.

Le conclusioni del  Congresso di Edimburgo del 2019, mirato a individuare come limitare la violenza sugli animali, sono state che, per ottenere ciò, bisogna presentare modelli non violenti fin dall’infanzia. Dato per certo che in ogni umano esiste un potenziale di violenza, il successivo orientarsi verso questa o verso modelli più virtuosi, dipende per il 9% dalla genetica, mentre per il restante 90% dipende dai modelli familiari e sociali. Nel 2009 il Consiglio d’Europa ha approvato un documento contenente le linee guida per le strategie nazionali integrate di protezione dei bambini dalla violenza.

 

            Camilla ringrazia Annamaria per l’intervento e aggiunge che dietro tale documento c’è un gran lavoro. Occorre fare pressioni sulla politica, questi sono temi che non vanno in prima pagina, sono temi che vengono lasciati all’interesse di piccole comunità come, appunto, la nostra di stasera.

 

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