Approfondimenti

L’avventura della cuoca di Sea Shepherd / resoconto di Sabrina Parretti

Montebeni (Fiesole) – 8 Luglio 2016 – cena e incontro con Sea Shepherd –
raccolta fondi per il progetto “Io sto con Bruno” della L.E.A.L. Di Arezzo.
Presentazione del libro “Pensa, mangia, agisci – La cucina vegan della cambusa
di Sea Shepherd”  di Raffella Tolicetti.
Resoconto di Sabrina Parretti
Questa sera i fedelissimi delle iniziative di Restiamo Animali si “inerpicano” fino al Circolo
“La Montanina” di Montebeni, sulle colline fra Settignano e Fiesole: una salita fra strette e ripide
strade poco illuminate ma una piccola “fatica” ben ripagata dal piacevole luogo e dalla bella serata
che lì hanno trascorso!

 

Una delle navi di Sea Shepherd

Una delle navi di Sea Shepherd

Tutto inizia alle ore 20,30, nel fresco giardino del Circolo (cosa eccezionale: niente zanzare!) dove sono già apparecchiati alcuni tavoli, predisposto lo schermo per le proiezioni e approntati due
banchini con libri, magliette e gadgets: uno della Leal e uno di Sea Shepherd. La cena è a buffet: un variegato ed ottimo menù cucinato fin dal mattino da Raffaella Tolicetti, con l’aiuto di alcuni volontari. Le ricette preparate potranno essere ritrovate sul libro che viene da lei stessa presentato stasera.
Dopo la cena Raffaella, che è stata per mesi la capocuoca della flotta del “leggendario” Capitano Watson sulle navi di Sea Shepherd, ci racconta qualcosa della sua esperienza a bordo.
Inizia dicendo che sei anni fa lei viveva a Roma con il suo ragazzo; erano attivisti animalisti ma non in modo particolare verso le balene o il mondo marino. E’ capitata poi l’opportunità di salire su una nave di Sea Shepherd e così è iniziato tutto. La nave era diretta in Australia perchè è da lì che si
prepara la Campagna Antartica “Zero Tolerance”.

 

Quando la nave è arrivata in Francia, le è stato offerto di lavorare in cucina, a lei che non era né cuoca, né particolarmente esperta in materia. Ha accettato e così ha imparato ad andare in mare, a cucinare per tante persone ed anche a cucinare su una nave in continuo movimento, con tutti gli inconvenienti che questo comporta: pentole che si rovesciano, barattoli che cadono, ecc. E’ un lavoro continuo: aveva da preparare 3 pasti al giorno, e poi le pulizie e doveva cucinare anche in fase di “azione diretta”, cioè quando la nave si attivava con operazioni di speronamento.

In Antartica il governo giapponese va a cacciare le balene, anche se è vietato dal 1986, c’è una quota di 1.000 balene a stagione. Il viaggio in mare della Sea Shepherd si protrae per almeno 3/4 mesi; in tale periodo le prime scorte ad esaurirsi in cambusa sono quelle delle verdure fresche, rimangono poi: riso, patate, cavolo ed un altro paio di prodotti poco deteriorabili. Nelle azioni di disturbo alle baleniere giapponesi viene usato il cibo deteriorato: per esempio viene buttato il burro rancido sulla carne di balena che i giapponesi lavorano sulle navimattatoio. Ogni volta cambiano strategia di lotta.

 

Paul Watson

Paul Watson

Nella campagna “Zero Tolerance” sono state usate da Sea Shepherd 3 navi di circa 60 metri, con le quali hanno ostacolato il rifornimento di carburante delle navi da caccia giapponesi. Infatti, per poter rimanere a cacciare un mese e mezzo in più, le navi da caccia giapponesi fanno arrivare un tanker, un’enorme nave piena di carburante per rifornirsi. Le navi di Sea Shepherd si sono posizionate fra il tanker e quelle giapponesi. E’ cominciato lo speronamento e ad entrare acqua nella nave, dal lato cucina. La temperatura dell’acqua in quel mare va da 0 a -2 °; se la nave affonda, ci sono poche probabilità di sopravvivenza. Dopo quell’azione di disturbo, le navi da pesca sono rientrate in porto e il governo giapponese è stato condannato. Durante la prima campagna in Antartica si è verificata la “tempesta
del secolo”, con onde alte anche 12 metri! Intanto si abbassano le luci e sullo schermo vengono proiettate le immagini dello
speronamento. Raffaella continua raccontando che loro hanno tirato su 72 Km di reti gettate in mare
da una delle 6 navi che pescavano illegalmente e ci fa quasi percepire la loro gioia nel liberare i pesci che vi erano intrappolati!
Racconta ancora che durante una campagna, dopo 4 mesi di inseguimento delle navi baleniere giapponesi, una di queste si è autoaffondata e loro hanno dovuto ospitare a bordo l’equipaggio dei naufraghi, molti erano ragazzi indonesiani molto giovani (…e lei ha dovuto cucinare per tutti, circa 70 persone!). Arrivati al porto, gli ufficiali di tale equipaggio sono stati arrestati per pesca illegale.
Segue una breve intervista di Camilla ma la scarsità di luce (dovuta al funzionamento dello schermo, dove continuano a scorrere immagini delle azioni di questi coraggiosi volontari) mi ha impedito di scrivere oltre. Riporto però la bella dedica che Raffaella ha apposto sulla mia copia del libro, che esprime tutto il senso di quello che loro fanno:
” Per gli oceani, le foreste, gli animali e tutta la bellezza naturale che ci circonda e che bisogna
difendere e proteggere!

Discussion

3 Responses to “L’avventura della cuoca di Sea Shepherd / resoconto di Sabrina Parretti”

  1. Molto interessante

    Posted by lucilla | 12 luglio 2016, 15:30
  2. Ho ascoltato anch’io Raffaella al rifugio Capre e Cavoli di Mesero (MI). E’ un’interessante chiacchierona e fa venire voglia di imbarcarsi sulla nave.

    Posted by Paola Re | 12 luglio 2016, 20:03
  3. se c’ero io, c’erano anche le zanzare ;)… cmq, complimenti, a TUTTI gli attivisti, mi vien tanta voglia d’imbarcarmi, dovrei sistemare 2 cosine qui…ma sarebbe un bel riscatto a una vita, la mia, che ormai ritengo inutile, soprattutto dietro una tastiera, ripeto, la mia.

    Posted by ILAVEG | 13 luglio 2016, 11:09

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