Approfondimenti

Jill Robinson: “La mia vita per gli orsi della luna” / VIDEO INTERVISTA

13094256_1033316360094144_8930241354395932018_nL’associazione Animals Asia che si occupa della liberazione degli orsi vittime del mercato della bile in Cina e Vietnam, invita tutti i simpatizzanti e sostenitori a dare vita a eventi benefit, concentrandoli nella settimana dal 2 al 9 maggio 2016 all’interno dell’evento Bear Hugs for Bears. Qui tutte le info http://www.animalsasia.org/it/get-involved/bear-hugs-for-bears-1/

 

 

Qui sotto l’intervista di Camilla Lattanzi con Jill Robinson (in inglese) – In basso la traduzione in italiano, a cura di Francesca de Maria.

L’intervista è stata proiettata durante la serata in favore di Animals Asia a Settignano, sabato 7 maggio (a fianco la foto di gruppo)

 

J: Ciao a tutti voi! Ciao Italia! Vi sono molto grata per l’aiuto che ci state dando. Siamo davvero lieti del vostro supporto senza cui non potremmo sostenere il nostro sanctuary in Vietnam.

C: State facendo tante iniziative in questa settimana? E’ una settimana speciale?
J: Dal 2 al 9 maggio è la settimana Bear Hugs for bears. E’ la prima settimana di maggio, quando il tempo è di solito bello e le persone si sentono più gioiose. Invitiamo le persone in tutto il mondo ad abbracciare i propri cari, i propri amici, i propri insegnanti, i propri colleghi, il proprio cane, il proprio gatto, con un gesto semplice come quello di un abbraccio di orso per aiutare gli orsi in Cina e in Vietnam e fare davvero la differenza. Con questo gesto vogliamo invitare le persone a pensare a una questione seria e anche a volersi bene reciprocamente.

C: L’empatia verso gli animali è molto importante ma anche quella tra noi esseri umani… Sappiamo che ci puoi mostrare qualcosa di davvero speciale dalla tua finestra.
J: Oh, sì. Vediamo se funziona. Vi sto per mostrare due orsi, che stavano dormendo e adesso si sono svegliati. Ci danno le spalle. Questa fuori dalla mia finestra è un’area per orsi che hanno bisogno di cure speciali. Brownwing e Peeping sono due orse che sono con noi da molti anni. Sono due vecchie signore, hanno circa 40 anni.

C: In quali condizioni sono arrivate?
J:Assolutamente sconvolgenti. Erano in gabbie strettissime di filo di ferro, uno dei metodi di contenimento peggiori che abbia mai visto. Brownwing quasi non aveva la pelliccia a causa del suo sistema immunitario completamente abbattuto e viveva praticamente nuda mentre a Peeping, l’orsa a sinistra sull’amaca, il proprietario della fattoria della bile aveva asportato gli artigli e i denti. Se guardate le sue zampe infatti vedete che non ha artigli. I denti sono stati limati sino alla radice.

C: Ci sembrano molto rilassate e speriamo che abbiamo dimenticato. Gli orsi hanno problemi psicologici una volta che voi riuscite a liberarli?
J: Questa è una domanda molto importante. Sì, gli orsi riportano conseguenze psicologiche e non solo fisiche. Per questi problemi psicologici devono prendere anche dei farmaci. Ciò che notiamo quando li portiamo via dalle fattorie è prima di tutto il comportamento stereotipato cronico. Gli orsi dondolano la testa avanti e indietro e la sbattono contro le sbarre della gabbia. A causa di questo continuo percuotersi contro le sbarre delle gabbie nelle fattorie dalla bile, uno dei nostri orsi non solo non aveva più il pelo sulla faccia ma persino la pelle era venuta via e la punta del naso. Spesso capita che gli orsi mordano e cerchino di masticare le sbarre delle gabbie fino al punto di serrare i denti e romperli, in alcuni casi anche le mascelle. Questi orsi quando arrivano noi li definiamo “Broken bears”,  “Orsi spezzati” perché non solo hanno problemi fisici ma soprattutto nella loro testa. Questi orsi sono degli individui proprio come ognuno di noi è un individuo e quindi ci vogliono tempi diversi e interventi diversi per aiutare ogni singolo individuo, ogni singolo orso.

C: Come fate a scegliere gli orsi da liberare? Come li trovate?
J: In Cina abbiamo una politica che prevede di liberare gli orsi solo da fattorie che hanno chiuso definitivamente. La Cina non sta rilasciando licenze dal 1992. Da allora noi interveniamo e aiutiamo a chiudere le fattorie solo se possiamo ottenere tutti gli orsi e se riusciamo a ottenere anche la licenza originaria, così almeno sappiamo che quella fattoria ha chiuso e che la Cina non ridarà più il permesso a quel proprietario di aprirne una di nuovo.
In Vietnam è un po’ diverso: ovviamente cerchiamo di far chiudere tutta la fattoria ma a volte lo facciamo pezzo per pezzo. Cerchiamo di portare in salvo dal territorio della baia di Halong gli orsi gradualmente e ora sono molto felice di dire che non solo nella zona di Halong non ci sono più fattorie della bile ma in tutta la zona di Kornay in Vietnam è completamente priva di fattorie della bile.

C: Parlando di Vietnam, è notizia di ieri che l’orsa Chao, 13 anni, è stata liberata da una fattoria a Danang. E’ l’ultima ad essere stata tratta in salvo e ora è nel vostro sanctuary di Tandao. Puoi dirci come sta?
J: E’ stato un salvataggio incredibile. Lei è stata detenuta per 10 anni e le veniva estratta la bile. Quando siamo riusciti a portarla via i nostri veterinari le hanno fatto gli ultra suoni e hanno visto che aveva la cistifillea molto danneggiata, era infiammata e conteneva un corpo estraneo che abbiamo pensato fosse un grosso calcolo. L’abbiamo lasciata in pace per un po’ nel sanctuary e poi le abbiamo fatto altre visite e alla fine le abbiamo dovuto asportare la cistifillea così danneggiata. E’ andato tutto bene e vorrei davvero ringraziare persone come voi in Italia che hanno fiducia in noi e ci supportano in modo che altri salvataggi come questo siano possibili. Quindi un grazie immenso a voi tutti.

C: Voi state lavorando su più piani. A livello politico, con i politici,  per fare in modo che vengano chiuse le fattorie, a livello veterinario con gli interventi dei vostri medici veterinari e a livello psicologico per aiutare questi orsi a superare il trauma che hanno subito. Quante persone sono impiegate in Animals Asia, quante persone lavorano con voi?
J: Ora siamo circa 300 e siamo cresciuti come funghi adesso perché le nostre campagne hanno avuto tantissimo successo e siamo molto fieri dei progressi. In Vietnam abbiamo 80 collaboratori, in Cina 150 e ciascuno è necessario perché non ci occupiamo solo dei salvataggi ma facciamo anche lobbying a livello politico, incontriamo le celebrità, lavoriamo a fianco delle accademie universitarie, con il pubblico e anche con la comunità dei medici tradizionali. E’ stato molto importante per noi essere arrivati al punto di sentire affermare dai medici, pubblicamente, che non c’è più bisogno della bile di orso in quanto essa può essere efficacemente sostituita da prodotti sintetici

C: Jill, tutto questo è iniziato da te. Com’è possibile che una sola persona sia riuscita a creare tutto questo? Che cosa è successo per farti decidere di iniziare un progetto così grande?
J: Tutto è cominciato nell’attimo in cui ho incontrato un orso in una fattoria della bile in Cina
e tutta la mia vita è cambiata, tutto
Nel 1993 ero in una fattoria della bile e ho avuto un contatto speciale e ravvicinato con un orso che era in una di quelle gabbie, e mi ha toccato una spalla e ho visto i suoi polpastrelli e mi sono sentita in dovere di prendere quella mano nella mia e lei non mi ha fatto del male come avrebbe dovuto fare, ha solo stretto le mie dita e io non l’ho mai più rivista
quello che dico adesso è che potrebbe essere scioccante vedere quel videoclip
non l’ho mai più rivista, non so dove sia, non siamo mai riusciti a trovarla e a liberarla perché quando siamo tornati quella fattoria della bile aveva traslocato altrove e non posso sopportare l’idea che dopo tutti questi anni lei potrebbe ancora essere viva in quella condizione di indicibile sofferenza
Le abbiamo dato un nome, il suo nome è HAN, che sta per orso, e quell’individuo, quel singolo animale, ha fatto sì che cominciasse tutto qui in Cina e in Vietnam, lei ha dato vita al sogno di Animals Asia .

C: Come mai eri in una fattoria della bile quel giorno?
J: A quel tempo lavoravo come consulente per l’International fund for animal welfare e un amico giornalista mi chiamò dopo che era ritornato da un viaggio durante il quale aveva visitato le fattorie della bile in Cina e mi disse che dovevo andare vedere. Io stavo facendo investigazioni sotto copertura nel mercato dei cani, nel mercato della medicina cinese, mi muovevo in oriente e sapevo che avrei dovuto andare a vedere questa orrenda industria dela bile ma lo ammetto io non sapevo assolutamente niente, non sapevo niente di orsi, ma mi sono sentita in dovere di andare a vedere quel posto e da quel preciso momento ho cambiato la mia vita, vedere gli orsi nelle gabbie, sentire i gestori di queste fattorie raccontare quello che facevano a questi orsi, e conoscere la miseria e l’inferno di quegli animali nelle fattorie della bile, è stato un tale impatto per me che non ho potuto più andarmene e sono felice di non essermene andata perché da allora abbiamo salvato 600 orsi in due paesi e tutti noi amiamo molto quello che facciamo

C: Quindi tu eri già un’attivista per gli animali e poi diciamo che ti sei specializzata in questo particolare settore. Ma come sei riuscita a cominciare un’attività così difficile in un paese dove la ling
ua è così difficile. Parli cinese?
J: Mi piacerebbe ma non lo parlo. Ho provato a studiarlo ma ho fallito. Ero più giovane, ero energica e piena di passione. Pensavo davvero che avrei potuto cambiare il mondo. Ero con Ben, mio marito. Adesso non stiamo più insieme ma siamo ancora amici e c’erano con noi altre quattro persone. Quindi noi cinque abbiamo creato Animals Asia nel 1998. Abbiamo imparato durante il cammino che avevamo bisogno di persone esperte e specializzate, a iniziare da un veterinario, un esperto legale e un esperto finanziario. Abbiamo iniziato in modo molto pragmatico e intelligente. Abbiamo iniziato a conoscere gli orsi, andavamo alle conferenza, nei centri di recupero per riempire le nostre menti di qualsiasi cosa rigurdasse gli orsi. Abbiamo imparato molto e per essere sincera con voi abbiamo anche imparato sulla nostra pelle che salvare e recuparare gli orsi è una cosa fisicamente e psicologicamente devastante.
Ora cerchiamo sempre di trasformare tutto quello che ci succede in qualcosa che aumenti la nostra competenza e possiamo davvero dire di essere diventati degli esperti nel campo delle fattorie della bile.
Abbiamo salvato così tanti orsi, sappiamo tutto quello che succede in questa industria e siamo tuttora qui perché vogliamo la fine di questo commercio disgustoso una volta per tutte. Non importa che il governo cinese e quello vietnamita dicano che difficilmente riusciremo a chiudere le fattorie.
Noi dobbiamo essere qui e mostrare quello che si può fare. In Cina per esempio possiamo trasformare le fattorie della bile in santuari, possiamo lavorare con i proprietari per convertire quello che era un misero mezzo di sostentamento in qualcosa che davvero vada a loro beneficio. Possiamo trovare delle soluzioni. Per quanto sgradito e nonostante quello che chi ci segue possa dire, la cosa è semplice: i proprietari e i governi non lasceranno mai perdere questa industria a meno che noi non gli offriamo delle soluzioni ed è per questo che noi siamo qui.

C: Pensi che noi qui in occidente possiamo fare la stessa cosa per gli animali d’allevamento? C’è un grande movimento qui contro gli allevamenti, un movimento vegano di liberazione animale. Tu pensi che dovremmo cooperare con gli allevatori per trovare delle alternative e delle soluzioni insieme a loro anche se si tratta di grandi aziende, persino di multinazionali?
J: Io ora sono vegana. E’ un viaggio quello che intraprendiamo. Non sono diventata vegana dalla sera alla mattina. Sono stata vegetariana per vent’anni e sono diventata vegana tre anni fa con molta difficoltà e mi vergogno di non essere diventata vegana prima perché penso che più guardi, più esplori  e meno puoi continuare a trovare delle scuse dentro di te per il fatto di mangiare carne.
Pensate a film come Earthlings, narrato da una celebrità come Joaquim Phoenix, che dà un sguardo incredibile sugli allevamenti. In tutte le investigazioni sotto copertura possiamo vedere la realtà di come questi animali vengono trattati. La realtà della carne che mettiamo in bocca, che è piena di antibiotici e causa problemi enormi di inquinamento, qui in Asia, certamente anche in Italia e in tutto il mondo. Il modo in cui l’industria dell’allevamento sta andando avanti è così terribilmente dannosa per l’ambiente, per il benessere degli animali e anche per la salute.
Dobbiamo fare un passo indietro e vedere l’impronta ecologica che lasciamo su questo mondo. Capire cosa vogliamo lasciare ai nostri figli per il futuro e il segno che la nostra impronta ecologica lascia.
Non sto chiedendo a nessuno di diventare vegan dalla sera alla mattina. C’è un movimento di massa negli Stati Uniti, per esempio, dove le persone mangiano meno carne con iniziative come quella di non mangiare la carne il lunedì oppure essere vegani per due volte la settimana. Quello che si vede ora è una riduzione del numero degli animali negli allevamenti grazie a quella singola azione. Possiamo iniziare con progressi come questo. Dobbiamo creare un corpo sano e un ambiente sano e certamente guardare agli animali nel modo in cui sono, esseri senzienti capaci di sentimenti, di emozioni, capaci di provare dolore, Da qualche parte nelle nostre coscienze ci deve essere una voce che dice che dobbiamo smettere di fare quello che stiamo facendo e farlo diversamente.

C: Jill, penso che tutti qui vorrebbero sapere qualcosa a proposito della carne di cane in Cina. Anche se voi siete specializzati in orsi e questo è il vostro principale campo di intervento, sono sicura che conosci questa industria. In che stato si trova l’industria di carne di cane in Cina?
J: Domanda molto interessante. E’ una delle campagne chiave di Animals Asia qui in Cina e in Vetnam. Sia l’industria della carne di cane che quella di gatto. Quello che abbiamo scoperto durante un’investigazione di quattro anni che abbiamo condotto è che quasi il 100% è costituito da animali che sono stati rubati dalle strade, dalle case, dalle persone. Negli anni ottanta quando lavoravo sotto copertura in Cina sono andata in un allevamento. Erano allevamenti altamente intensivi. Oggi la situazione è totalmente diversa perché per i commercianti è molto più facile rubare gli animali piuttosto che allevarli.  E’ una questione molto grossa perché spesso quando rubano i cani prima li avvelenano, quindi la carne entra nella catena alimentare. Le persona mangiano quella carne. I cani che vengono presi dalla strada sono malati e le persone mangiano carne che potenzialmente contiene mallattie come parvovirosi, cimurro, leptospirosi, rabbia. Quindi questo è un altro appello che facciamo al governo di guardare per favore i risultati delle nostre investigazioni perché non è solo un problema sanitario ma anche sociale: “Anche se non vi piacciono i cani, se non ve ne importa nulla, vi dovrebbe interessare che questi animali sono rubati da proprietà private e questo è causa di violenze e anche malattie.”

C: Pensi che riguardo agli orsi e anche ai cani ci siano stati progressi nella società cinese? Vedi dei cambiamenti?
J: Posso dire al cento per cento sì. Quando ho inziato a lavorare qui negli anni ottanta c’era un solo gruppo per i diritti animali. Ora ce ne sono 150. C’è un movimento pieno di passione, ogni giorno lo puoi sentire. E’ difficile da descrivere ma si può vedere in internet e nei social media cinesi equivalenti a facebook e twitter che la gente ci tiene esattamente come voi in Italia e fa le cose come il vostro seguito sta facendo proprio lì proprio ora. Noi con Animals Asia organizziamo conferenze dove non vengono solo gli attivisti, ma anche membri del governo, politici, funzionari di polizia e si discute dei problemi e delle possibili soluzioni al commercio di cani e gatti per la carne qui in Cina. Non parliamo solo di cani e gatti ma anche degli animali detenuti negli zoo e di questioni generali di benessere animale .
Ci sono così tante nuove questioni e così tante persone che stanno diventando vegetariane e vegane.
Qui nel nostro sanctuary facciamo due giornate prive di carne per incoraggiare la gente a cambiare.
C’è un azienda di caffè, ovviamente lo fanno con il latte ma lo fanno anche con il latte di soia e noi collaboriamo con loro affinchè invitino le persone a bere caffè con latte di soya buono per la salute e che aiuti gli animali anche. Quindi ci sono tante tante cose e noi ne siamo fieri.

C: Ora ti lascio andare perché so che ti stiamo prendendo un bel po’ di tempo. La bile di orso viene estratta per fare rimedi della medicina tradizionale cinese e qusto porta alla domanda sulla vivisezione fatta in medicina. In che stato è l’industria della ricerca su animali in Cina?
J: E’ una domanda molto interessante. E’ difficile per me comparare le due questioni ma credo di poterlo fare. Come nella vivisezione anche nella medicina tradizionale cinese ci sono così tante cose che potrebbero essere fatte in un altro modo. Il problema della vivisezione è che i risultati delle ricerche non vengono condivisi e questo provoca la morte di ancora più animali. Nella medicina tradizionale cinese molti rimedi semplicemente non funzionano.
Abbiamo collaborato con una università americana che ha provato che la bile di orso non funziona, contiene degli acidi. E’ una scoperta importante e si aggiunge anche al fatto che la bile contiene delle malattie derivanti dalle condizioni igieniche orribili delle fattorie della bile.
Quello che facciamo qui in Cina e in Vietnam è fare in modo che i medici tradizionali prendano una posizione e dicano chiaramente che la bile di orso può essere sostituita da moltissime alternative di sintesi. Far dire loro che dobbiamo vivere in armonia con la natura perché è quello che la medicina tradizionale impone. Tenere gli orsi in gabbie minuscole, degradarli e ucciderli non è in armonia con la natura. Quindi i dottori della medicina tradizionale e anche quelli che fanno vivisezione devono guardare al modo in cui trattiamo gli animali e uscire una volta per tutte da queste pratiche.

C: Parliamo un attimo di cifre. Ho questo dato: voi avete salvato 41 orsi nel 2015, in Vietnam. Trentatre dei 41 orsi vengono dalla stessa provincia di Puang Min. In totale siete riusciti a liberare 162 orsi, inclusa Chao, l’ultima. In Vietnam ci sono ancora 1062 orsi imprigionati nelle fattorie. In cina avete liberato 170 orsi ma il numero totale degli orsi ancora prigionieri è 10000.
Per ottenre questi risultati avete bisogno di molte risorse finanziarie. Posso chiederti quali sono le spese annuali per le vostre attività?
J: Sì, questo è il mio incubo la notte e mi dà un perpetuo mal di testa. Ogni singolo orso che salviamo è una prova sul tavolo chirurgico. L’opinione pubblica qui in Cina, in Vietnam e in tutto il mondo possono mettere insieme i pezzi e capire quanto sia brutta la situazione qui e quanto gli orsi vengano compromessi per sempre a causa di questa industria. Portare in salvo gli orsi è molto importante perché mostriamo quello che viene fatto loro, le conseguenze fisiche e psicologiche.
Parlando di costi, ogni anno spendiamo milioni di dollari americani. Un singolo orso ci costa 10.000 euro all’anno. Questo vi dà un’idea di quanto noi confidiamo nel sostegno di persone come voi in Italia.
Giorno dopo giorno stiamo arrivando alla fine di questa pratica. Estrarre la bile dagli orsi è illegale in Vietnam e in Cina è vista con disgusto dalla maggior parte delle persone.
Come ho detto, parliamo con il governo per far finire questa pratica e abbiamo questo meraviglioso sanctuary per mostrare una soluzione possibile. Non sono solo parole. Questo santuario è la prova, è il cemento, è il vero fondamento della nostra battaglia per far finire l’industria della bile e ogni penny va a permettere che gli orsi vivano con dignità e che possano vivere per tutto l’arco della durata media della loro vita, 4o anni.
Forse la cosa più importante è che c’è un movimento molto dinamico di attivisti per i diritti animali, in tutti e due i paesi, che non si preoccupa solo degli orsi ma anche degli altri animali.

C: Jill, un’ultima domanda: ci sono molte persone che vorrebbero visitare il tuo sanctuary e altre che vorrebbero visistarlo e fermarsi per un certo periodo di tempo per lavorare, per aiutarvi pulendo, facendo lavoro di ufficio, qualsiasi cosa. Avete un programma rivolto ai volontari?
J: Sì, grazie per avermelo chiesto. Se visitate il nostro sito potete vedere tutti nostri programmi e anche le date delle giornate aperte al pubblico. Il nostro programma per i volontari era finora aperto a persone qualificate che rimangono per 3 mesi. Ora invece in Cina abbiamo un nuovo programma, per cui siamo al massimo delle adesioni, che prevede una settimana di volontariato in cui le persone possono venire sul posto e aiutarci a fare attività di osservazione degli orsi lavori o a  costruire I recinti o assistendo i veterinari. Essere insomma parte di questo programma . Per quest’anno siamo pieni ma speriamo che l’anno prossimo potremo rifare quest’esperienza.

C: … Ti faremo sapere alla fine della serata quanto abbiamo raccolto.
J: Grazie davvero molto Camilla, vi siamo molto grati per noi significa davvero tutto. Ti dico una cosa velocemente: l’altra settimana abbiamo dovuto fare l’eutanasia a uno sei nostri orsi preferiti, Jasper. Facebook è pieno di quuesta storia. Abbiamo pianto tanto. Il male che l’ha ucciso è quello che uccide la maggior parte degli orsi: tumore al fegato.

Discussion

2 Responses to “Jill Robinson: “La mia vita per gli orsi della luna” / VIDEO INTERVISTA”

  1. Grazie Camilla per aver dedicato una serata a questa donna straordinaria ed alle sue straordinarie azioni per gli Orsi della Luna! Serate come queste nutrono l’anima di buoni sentimenti e il corpo di cibi salutari. Sono contenta di aver trascorso lì la mia serata di Compleanno, lo stesso le mie amiche ed i due ragazzi che con “‘impronte” come questa usciranno senz’altro adulti migliori!

    Posted by Sabrina Parretti | 8 maggio 2016, 15:11
    • Grazie davvero a tutti: prima di tutto a Sabrina, che con il suo cuore grande e la sua passione coraggiosa, mi ha “trascinato” in una serata meravigliosamente coinvolgente, piena di emozioni. Sopratutto grazie per aver dato ai miei figli la possibilità di conoscere un altro mondo, un’alternativa, un modo pieno e cosciente di stare al mondo, sentendosi educatamente e pacatamente parte di un tutto, in armonia e in pace con ogni essere vivente.
      Grazie a tutti coloro che vivono per dare un domani ai miei figli e a tutti i ragazzi come loro. Grazie a Camilla che ci ha dato una serietà e professionalità condita da un’ umanità senza pari, della quale tutti quelli che aspirano a chiamarsi giornalisti, mancano davvero. Grazie infine allo chef che mi ha conquistato con le sue meraviglie.
      Prometto che non sarà l’ultima occasione di incontrarci. Grazie ancora a tutti.
      Serena Gabriele e Giulia

      Posted by Serena | 11 maggio 2016, 21:15

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