Visti da vicino

21/4/13 – Salvare i rospi

rospiRestiamo Animali si è unita a un gruppo di volontari – coordinati da Carlo Scoccianti, direttore dell’oasi Wwf di Focognano – che ogni giorno dedicano qualche ora a un servizio di soccorso per i rospi (e le rospe). Importante anello della catena alimentare, i rospi in questo periodo delll’anno si muovono al tramonto per recarsi a deporre le uova in pozze e laghetti d’acqua, ma rischiano d’essere investiti dalle automobili. Chiunque volesse dar loro una mano può chiamare Carlo al 338 3994177.

Qui sotto pubblichiamo una lettera – diffusa a suo tempo dalla sede Lav di Firenze – scritta da una volontaria che ha partecipato all’operazione rospi. Ci pare un modo per incoraggiare ad agire.

STASERA VI RACCONTO UNA FAVOLA

Stasera vi racconto una favola.
Una favola che è terminata pochi minuti fa.
Come per magia, sono precipitata in un’affascinante e insolita esperienza, in mezzo alla vita, quella che ti fa sentire dentro la notte, il bosco, la terra bagnata, il cielo incombente, il silenzio (quando non passavano macchine). Un’esperienza piena di suggestione e di poesia. Sentimenti che difficilmente riusciamo a provare nella nostra frenetica routine, marcata dal tempo, dalle abitudini,
dai doveri.
Sono stata a salvare i rospi.
Dal crepuscolo, proprio quando le strade si fanno più transitate per il ritorno a casa degli umani, i rospi iniziano la loro migrazione amorosa verso l’acqua.
Non sanno delle strade, delle macchine. Seguono la loro stella polare e…. restano schiacciati. Feriti, morti.
Il mio capo WWF mi ha consegnato un secchio e una lampada, mi ha assegnato un pezzo di strada da percorrere avanti e indietro, da una parte e dall’altra. Scopo: impedire ai rospi di attraversare la strada.
Molti li abbiamo salvati, alcuni sono rimasti sull’asfalto.
Il rospo è un animale gentile, lento, si guarda intorno, ti guarda, resta immobile, seduto sull’erba come una “bella statuina”, la testa eretta a scrutare in sè quella voglia indomabile che lo spinge a
ricercare l’accoppiamento.
Le mani nude lo afferrano. Lui si fa prendere, si muove appena, non riesce a fuggire. E’ gelido come un cubetto di ghiaccio. Una piccola vita persa nel paesaggio notturno, per molti insignificante, per altri ripugnante, per noi straordinaria.
Li depositiamo nel secchio alto e stretto dal quale non possono scappare. E loro cantano con una voce flebile, ripetono un richiamo. Di paura? Non lo so. Ma è una paura che durerà poco perchè alla fine della raccolta, i rospi e le rospe saranno portati allo stagno vicino e liberati. Si accoppieranno, deporranno le uova, nasceranno i rospetti e la natura cercherà affannosamente, nonostante noi  umani, il suo equilibrio.
Un’esperienza magica, un’avventura interiore. Indimenticabile.

Firenze, 18 febbraio 2010

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