Le vite degli altri

16/6/13 – Giuseppe Garibaldi animalista

Giuseppe Garibaldi può essere considerato un antesignano del moderno animalista. Certo ai nostri occhi di persone del XXI secolo la sua condotta e le sue scelte (ad esempio fu vegetariano solo per periodi della sua vita, a quanto si sa) ci parrebbero insufficiente, ma collocate nel suo tempo di uomo dell’Ottocento, il pensiero elaborato dall’Eroe dei due mondi sulla questione animale non appare affatto banale.

diritti-garibaldiIl primo elemento da considerare è la sua partecipazione, come cofondatore, alla nascita della Società protettrice degli animali nel 1871, in sostanza la prima associazione animalista nata in Italia. Francesco Ghidetti, studioso di garibaldi, ci ha ricordato vari episodi della vita del Generale legati agli animali: dal suo rifiuto di mangiare l’agnello a bordo della nave con la quale navigava verso Odessa nel 1833, alle considerazioni espresse in questo passo di memorie sudamericane:

Quanto è bello lo stallone della Pampa! Le sue labbra non sentirono giammai il freddo ribrezzo del freno e la lucidissima schiena, giammai calcata dal fetido sedere dell’uomo, brilla allo splendore del sole quanto un diamante. La sua splendida ma non pettinata criniera batte i fianchi, quando il superbo, raccogliendo le sparse giumente o fuggendo la persecuzione dell’uomo avanza la velocità del vento. Il naturale suo calzare, non mai imbrattato nella stalla dell’uomo, è più lucido dell’avorio, e la ricchissima cosa svolazza al soffio del pampero (il vento delle Pampas) riparando il generoso animale del disturbo degli insetti”.

Fra vari altri aneddoti merita di essere menzionato lo scandalo suscitato in Garibaldi dalle istruzioni impartite nelle scuole dei gesuiti. Dice Ghidetti:

“L’anticlericalismo di Garibaldi (cui si contrapponeva un profondo spirito religioso) trovò una delle sua basi anche nel trattamento che la Chiesa riservava agli animali. Al clero e al rifiuto dell’evoluzionismo imputava la responsabilità delle violenze – come nota Corrado Felice Besozzi – e della brutalità cui erano sottoposti gli animali. Nel mirino del Generale c’erano in particolare i gesuiti. Non casualmente. Essi, infatti, per dimostrare che gli animali non avevano anima ricorrevano a un semplice esperimento: colpivano un oggetto di metallo con un altro oggetto sostenendo che i suoni emessi fossero identici ai lamenti degli animali quando venivano picchiati”.

Discussion

No comments yet.

Rispondi

Che razza di bastardo / rubrica di Massimo Raviola

Parlando di animalità / rubrica di Francesco De Giorgio

Speriamo che sia vegan / Letture per bambini

Il Cineanimale secondo Emilio Maggio

C’era una volta il bel paesaggio toscano

L’appello “Toscana rossa… di sangue”

#salvaiselvatici Flash mob a Firenze 17/1/2016

L’ebook “Il vero volto della caccia”

Perché la caccia è fuori dalla storia

L’enciclica Laudato si’ secondo Luigi Lombardi Vallauri

Così parlò la locusta / Rubrica di Entomosofia a cura di Roberto Marchesini

Democrazia del cibo

VIAGGIO IN INDIA / di Luigi Lombardi Vallauri

By continuing to use the site, you agree to the use of cookies. more information

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close