{"id":4846,"date":"2013-12-11T20:26:44","date_gmt":"2013-12-11T19:26:44","guid":{"rendered":"http:\/\/restiamoanimali.wordpress.com\/?p=4846"},"modified":"2013-12-11T20:26:44","modified_gmt":"2013-12-11T19:26:44","slug":"annamaria-rivera-prosciutti-falsi-e-maiali-veri","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.restiamoanimali.it\/blog\/2013\/annamaria-rivera-prosciutti-falsi-e-maiali-veri\/","title":{"rendered":"Annamaria Rivera: &#8220;Prosciutti falsi e maiali veri&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>Ora che si \u00e8 spenta la protesta della<strong> Coldiretti<\/strong> contro &#8220;i falsi prosciutti&#8221;, provo a proporre un punto di vista che non sia <strong>ottusamente specista<\/strong> come quello che \u00e8 prevalso, unanime, in occasione delle <strong>due manifestazioni<\/strong> di coltivatori e allevatori: il 4 dicembre al valico del Brennero e il giorno dopo davanti a Montecitorio.<\/p>\n<p>Per la Coldiretti, per gran parte dei giornali, per lo stesso Carlo Petrini di Slow Food (v. intervista sul <i>manifesto <\/i>del 5 dicembre), non v\u2019\u00e8 dubbio che i<strong> maiali siano <\/strong><i><strong>materia prima<\/strong> <\/i>al pari dei minerali, dei metalli, del legname o, se vogliamo, delle spighe di grano. Che appartengano, insomma, alla categoria del <i>grezzo originario<\/i>, per usare una formula sinonimica.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.restiamoanimali.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/maialini.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-4847\" alt=\"maialini\" src=\"http:\/\/www.restiamoanimali.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/maialini.jpg?w=300\" width=\"300\" height=\"207\" srcset=\"http:\/\/www.restiamoanimali.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/maialini.jpg 438w, http:\/\/www.restiamoanimali.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2013\/12\/maialini-300x207.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Continuano a esserlo anche allorch\u00e9, nel corso della manifestazione <strong>in piazza Montecitorio<\/strong>, compaiono, vivi e vegeti, otto &#8220;porcellini&#8221; portati dagli allevatori per offrirli &#8220;provocatoriamente&#8221; in adozione alle istituzioni. Qui la materia prima diviene degna non solo del vezzeggiativo, ma anche di carezze \u2013si tratta pur sempre di cuccioli- da parte degli stessi della Coldiretti. Perfino d\u2019essere adottata, sebbene, dobbiamo ammetterlo, sia raro che si adotti un essere vivente <strong>al fine di massacrarlo.<\/strong><\/p>\n<p>La schizofrenia si materializza oscenamente quando, a poca distanza dagli otto lattonzoli -disorientati, intirizziti, forse terrorizzati- dal palco vengono mostrate cosce di maiale<strong> &#8220;contraffatte&#8221;<\/strong> in quanto <i>made in Germany<\/i>. Come a consolare i maialini: s\u00ec, \u00e8 il destino che vi attende, ma siate orgogliosi, voi che diventerete invece autentici prosciutti <i>made in Italy. <\/i><\/p>\n<p>E\u2019 questo il solo scandalo: che non si sappia da dove venga la <i>merce<\/i> e dove sia prodotta. Scandaloso non \u00e8 che, in Italia come altrove,<strong> animali tra i pi\u00f9 intelligenti, sensibili, evoluti, con competenze nel gioco superiori a quelle di un bambino di tre anni, siano spesso allevati in condizioni da lager, sottoposti a sevizie e torture, infine appesi a testa in gi\u00f9 e sgozzati<\/strong>: in alcuni casi ancora coscienti non solo durante il dissanguamento, ma anche allorch\u00e9 vengono immersi in vasche di acqua bollente per essere spellati pi\u00f9 facilmente. <a href=\"http:\/\/vimeo.com\/40645777\"><span style=\"text-decoration:underline;\"><span style=\"text-decoration:underline;\"><span style=\"color:#0000ff;\">http:\/\/vimeo.com\/40645777<\/span><\/span><\/span><\/a> Di che indignarsi? E\u2019 la logica della catena di smontaggio, bellezza: il ritmo \u00e8 talmente frenetico che non si pu\u00f2 certo andare per il sottile.<\/p>\n<p>Lo stesso giorno in cui riferiva della manifestazione davanti a Montecitorio, <strong>Repubblica.it<\/strong> ospitava un servizio dai toni patetici, corredato con foto commoventi, sulla tragica sorte del <strong>maialino<i> <\/i>Ettore<\/strong>: sfuggito alla donna che si prendeva cura di lui come di altri <i>pets<\/i> (Ettore coabitava con dei cani), le viene restituito, tagliato a pezzi, da una squadra di vigili del fuoco che intendeva farne banchetto, dopo averlo, si dice, anche<strong> catturato e ucciso<\/strong>.<\/p>\n<p>Se si prova a ragionare secondo logica ed etica, la domanda sorge ovvia: forse che<strong> il misfatto dei pompieri<\/strong> \u00e8 pi\u00f9 grave di quello di un qualsiasi allevatore di suini o produttore di salumi? In realt\u00e0, se si esercita senso critico, apparir\u00e0 paradossale che individui appartenenti alla famiglia del <i>Sus domesticus<\/i> possano essere oggetto di attenzione, finanche di affetto \u2013e allora sono &#8220;maialini&#8221; o &#8220;porcellini&#8221;- ma solo fino a che non sono catturati dal meccanismo della produzione e del mercato, che li trasforma in materia prima e in merce. E\u2019 la conferma della<strong> teoria marxiana del feticismo delle merci<\/strong>, il quale non \u00e8 solo personificazione delle cose, ma anche reificazione dei viventi.<\/p>\n<p>Come mai questa riflessione \u00e8 estranea anche alle penne meno grezze? Come mai <strong>Slow Food<\/strong>, interessata per vocazione alla prospettiva del bioetico, del sinergico, della sostenibilit\u00e0, non se ne lascia sfiorare? E come mai neanche un cenno alle dure condizioni di lavoro e sfruttamento degli operai, in molti casi immigrati, che lavorano nel settore dell\u2019allevamento o alla catena di smontaggio degli animali da macello oppure alla trasformazione della &#8220;materia prima&#8221; in salumi? Per fare un solo esempio, il 30 agosto di quest\u2019anno, Mario Orlando, operaio nel salumificio Scarlino di Taurisano (Lecce), fin\u00ec i suoi giorni<strong> stritolato da un\u2019impastatrice<\/strong>.<\/p>\n<p>Come un qualsiasi maiale.<\/p>\n<p>E\u2019 vero, l\u2019agroalimentare \u00e8 un settore che risente pesantemente della crisi economica. Secondo una ricerca della Coldiretti, in Italia <strong>sono state chiuse quasi 140mila fra stalle e aziende<\/strong>, anche a causa della concorrenza sleale &#8220;dei prodotti importati dall\u2019estero e spacciati per <i>made in Italy<\/i>&#8220;.<\/p>\n<p>Ma non sar\u00e0 che le difficolt\u00e0 a fronteggiare la crisi siano dovute anche a scarsa capacit\u00e0 d\u2019innovazione?<\/p>\n<p>Com\u2019\u00e8 noto, nei paesi occidentali, perfino negli Stati Uniti,<strong> il consumo di carne \u00e8 in netta regressione<\/strong>. Cambiano gli stili alimentari, non solo a causa della crisi, e progressivamente si afferma il costume di mangiare vegetariano o vegano. Anche per questo il mercato va restringendosi. E spesso per ridurre i costi di produzione <strong>s\u2019intensifica lo sfruttamento dei lavoratori<\/strong>, fino all\u2019instaurazione di rapporti di tipo servile, se non schiavile.<\/p>\n<p>E allora a risolvere il problema non basta la richiesta di un\u2019efficace normativa sulla <strong>tracciabilit\u00e0 dei prodotti alimentari<\/strong>. Si dovrebbe guardare lontano, essere capaci di un radicale cambiamento di prospettiva cos\u00ec da concepire produzioni che salvaguardino la vita di umani e non umani.<\/p>\n<p>Si sa: per mantenere gli allevamenti industriali, si utilizza pi\u00f9 della met\u00e0 dei cereali e della soia che si producono nel mondo, sottraendola a popolazioni sottoalimentate o ridotte alla fame (almeno un miliardo di persone). Ammettere che gli animali non umani <strong>non sono materie prime o merci<\/strong>, bens\u00ec soggetti di vita senziente, emotiva e cognitiva, significa anche porsi nella direzione di un progetto economico, sociale e culturale che abbia come cardini la sobriet\u00e0, la redistribuzione delle risorse su scala mondiale, l\u2019uguaglianza economica e sociale, in definitiva<strong> il superamento dell\u2019ordine capitalistico<\/strong>.<\/p>\n<p>Annamaria Rivera, da <i><i>il manifesto<\/i><\/i><\/p>\n<p>(11 dicembre 2013)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ora che si \u00e8 spenta la protesta della Coldiretti contro &#8220;i falsi prosciutti&#8221;, provo a proporre un punto di vista che non sia ottusamente specista come quello che \u00e8 prevalso, unanime, in occasione delle due manifestazioni di coltivatori e allevatori: il 4 dicembre al valico del Brennero e il giorno dopo davanti a Montecitorio. 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