{"id":3715,"date":"2013-03-17T11:27:36","date_gmt":"2013-03-17T10:27:36","guid":{"rendered":"http:\/\/restiamoanimali.wordpress.com\/?p=3715"},"modified":"2013-03-17T11:27:36","modified_gmt":"2013-03-17T10:27:36","slug":"1732013-il-segreto-di-arci-caccia","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.restiamoanimali.it\/blog\/2013\/1732013-il-segreto-di-arci-caccia\/","title":{"rendered":"17\/3\/2013 &#8211; Il segreto di Arci caccia"},"content":{"rendered":"<p>Da tempo sondaggi e indagini conoscitive indicano un generale rifiuto popolare della caccia. Recentemente in Piemonte la giunta regionale di centrodestra \u00e8 arrivata ad abrogare del tutto la legge, provocando un inedito vuoto legislativo, pur di evitare un referendum regionale che le organizzazioni dei cacciatori erano <strong>convinte di perdere<\/strong>.<\/p>\n<p>In breve: la caccia \u00e8 una pratica ereditata dal passato,<strong> sempre meno in sintonia con la societ\u00e0 contemporanea<\/strong> e in continua crisi di identit\u00e0 &#8211; \u00e8 in vistoso calo anche il numero dei praticanti, stimati in circa 800 mila rispetto ai milioni di pochi anni fa &#8211; ed \u00e8 avversata, sia pure blandamente, dalla stragrande maggioranza dei cittadini.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft\" alt=\"\" src=\"http:\/\/static.blogo.it\/ecoblog\/9\/907\/152080048-586x391.jpg\" width=\"353\" height=\"236\" \/>Sembrerebbe<strong> a un passo dall&#8217;uscita dalla storia e dal consesso civile<\/strong>, ma anno dopo anno l&#8217;universo venatorio riesce a proteggere se stesso da tutte le insidie, nonostante le inutili stragi di animali, nonostante i bollettini di guerra che ogni anno conteggiano morti, feriti e mutilati fra gli umani e nonostante la preoccupazione di molti cittadini al pensiero delle armi detenute da migliaia e migliaia di persone.<\/p>\n<p><strong>Come fanno i cacciatori a resistere?<\/strong> Perch\u00e9 non si approva una legge che vieti la caccia, pur sapendo che un provvedimento del genere avrebbe il favore della stragrande maggioranza dei cittadini?<\/p>\n<p>Un pezzo di risposta ha naturalmente a che fare con i soldi. <strong>L&#8217;industria venatoria<\/strong> ha dimensioni notevoli: si stima che una stagione per ogni singolo cacciatore costi intorno agli 800 euro. E non sfugge a nessuno l&#8217;importanza della pratica venatoria <strong>per l&#8217;industria bellica<\/strong>: mettere in discussione le armi, il fatto che l&#8217;Italia ne \u00e8 un grande produttore e che guerre e guerriglie in giro per il mondo sono delle autentiche feste per il made in Italy, \u00e8 un tab\u00f9 politico che ancora non si riesce a superare.<\/p>\n<p>Ma la forza economica e ideologica dell&#8217;industria delle armi<strong> non basta<\/strong> a spiegare la permanenza nel consesso civile di una pratica odiosa qual \u00e8 l&#8217;uccidere per divertimento.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 i cacciatori e le loro associazioni sono ancora interlocutori accettati nel mondo politico e istituzionale? Un buon osservatorio per provare a capirne qualcosa \u00e8<strong> l&#8217;Arci caccia<\/strong>, che potremmo definire l&#8217;ala venatoria del centrosinistra e che riesce a tenere le sue posizione all&#8217;interno di un&#8217;organizzazione &#8211; l&#8217;Arci appunto &#8211; che si definisce <strong>pacifista<\/strong> e che in un recente passato \u00e8 stata fianco a fianco dei movimenti nonviolenti in numerosi contesti di lotta sociale alla globalizzazione neoliberista, da Porto Alegre in poi.<\/p>\n<p>Sul<a href=\"http:\/\/www.arcicaccia.it\/\" target=\"_blank\"> sito di Arci caccia<\/a> uno sopra l&#8217;altro troviamo due banner: uno dice <strong>&#8220;Viva la caccia, viva l&#8217;Italia&#8221;<\/strong>, e rimanda a un manifesto che celebra i 150 anni dell&#8217;unit\u00e0 d&#8217;Italia&#8230; L&#8217;altro riproduce una bandiera arcobaleno e invita gli iscritti ad Arci caccia partecipare alla <strong>marcia per la pace Perugia-Assisi<\/strong> (per Arci caccia, a quanto pare, le due cose possono andare di pari passo, ma forse sarebbe il caso di chiedere a chi organizza la Marcia un minimo di approfondimento e una rilettura di qualche opera di<strong> Aldo Capitini<\/strong> che di quella Marcia fu l&#8217;ideatore ma che ormai \u00e8 a malapena citato pro forma e assai poco seguito per quello che fu il suo insegnamento. Capitini, ricordiamolo, \u00e8 il filosofo e uomo politico che introdusse la nonviolenza in Italia e fu anche il fondatore, negli anni Cinquanta, della <strong>Societ\u00e0 vegetariana italiana<\/strong>).<\/p>\n<p>Dunque Arci caccia ha tenuto nello scorso fine settimana a Chianciano Terme il suo <strong>congresso nazionale<\/strong>, la cui impostazione fa capire lungo quali direttrici i cacciatori cercano una nuova legittimazione. Possiamo dire che la strategia \u00e8 in tre punti. Primo: accreditarsi come <strong>ambientalisti<\/strong>. Secondo: allearsi con le organizzazioni degli <strong>agricoltori<\/strong>. Terzo: fiancheggiare strettissimamente<strong> le forze politiche amiche<\/strong>, in questo caso quelle di centrosinistra. I tre piani sono intrecciati e pressoch\u00e9 inscindibili. Basta scorrere il programma del congresso e dare un&#8217;occhiata al sito con le ultime iniziative.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright\" alt=\"\" src=\"http:\/\/www.arcicaccia.it\/img\/piazzaitalia.gif\" width=\"134\" height=\"67\" \/>Arci caccia alla vigilia del voto ha lanciato una campagna rivelatrice: si chiama<strong> &#8220;Fauna bene comune&#8221;<\/strong>. Una definizione che \u00e8 un doppio ammiccamento. Da un lato la nozione dei &#8220;beni comuni&#8221; (al plurale) sta diventando un<strong> nuovo paradigma politico<\/strong>: \u00e8 stato l&#8217;asse vincente del referendum contro la privatizzazione dell&#8217;acqua, ha convinto milioni di persone perplesse dall&#8217;ideologia della privatizzazione che nell&#8217;ultimo ventennio ha rotto gli argini fra destra e sinistra. E&#8217; un concetto <strong>rivoluzionario<\/strong>, ha una forte carica di critica al sistema, ed \u00e8 quindi in corso di <strong>banalizzazione negli ambienti conservatori<\/strong> attraverso la messa al singolare della nozione, che diventa cos\u00ec &#8220;bene comune&#8221;, cio\u00e8 qualcosa di cui prendersi cura. Non \u00e8 la stessa cosa.<\/p>\n<p>Nel primo caso, al plurale, si parla di un concetto giuridico e politico che mette in discussione uno dei fondamenti dell&#8217;attuale assetto di potere, cio\u00e8 il dominio del privato sul pubblico; nel secondo caso, al singolare, &#8220;bene comune&#8221; <strong>evoca buoni sentimenti e buone intenzioni, niente pi\u00f9<\/strong>.<\/p>\n<p><strong> &#8220;Italia bene comune&#8221;<\/strong> &#8211; ecco l&#8217;altro aspetto dell&#8217;operazione di Arci caccia &#8211; \u00e8 anche lo slogan scelto dal centrosinistra per la sua campagna elettorale: in questo senso ad Arci caccia non fa certo difetto la chiarezza. Dopotutto i cacciatori e i loro familiari sono elettori. E infatti le sottoscrizioni all&#8217;appello &#8220;Fauna bene comune&#8221; sono fioccate fra i candidati di partito democratico e sinistra ecologia e libert\u00e0: citiamo qualche nome, prendendo dal sito di arci caccia:<strong> Pierluigi Bersani<\/strong>, Ermete Realacci, Renzo Ulivieri, Marina Sereni, Susanna Cenni, <strong>Claudio Fava<\/strong>, Nicola Latorre, Roberto Natale, Stefano Quaranta, <strong>Gabriele Berni<\/strong>, Stella Bianchi, Luca Sani eccetera eccetera.<\/p>\n<p>Il preteso nesso con l&#8217;ambientalismo \u00e8 assicurato da affermazioni come la seguente, che definisce la nozione di Fauna bene comune secondo Arci caccia:<\/p>\n<blockquote><p>&#8220;E\u2019 su beni che devono risultare indisponibili alla pura logica del mercato e dei profitti che si rafforza l\u2019idea di comunit\u00e0 nazionale e si d\u00e0 un senso di appartenenza allo Stato. La fauna \u00e8 tra questi perch\u00e9 evoca la bellezza del paesaggio, la vitalit\u00e0 delle nostre campagne, la forza e il buon governo del territorio che non pu\u00f2 prescindere dalla necessit\u00e0 di mettere un argine alla devastazione e al consumo speculativo del suolo&#8221;.<\/p><\/blockquote>\n<p>Gli argomenti &#8211; si converr\u00e0 &#8211; non sono molto forti. La <strong>venatura ambientalista<\/strong> \u00e8 garantita dall&#8217;affermazione contro il consumo dei suoli e c&#8217;\u00e8 anche un alito di anticapitalismo nell&#8217;accenno alla logica del mercato e del profitto: mancano naturalmente cenni all&#8217;industria delle armi, al piombo che viene disseminato nei boschi e a quel che davvero servirebbe per fermare la cementificazione &#8211; non certo l&#8217;uccisione di massa degli animali selvatici. Ma la copertura \u00e8 comunque garantita <strong>dall&#8217;ambientalismo debole di Legambiente<\/strong>, partner di Arci caccia in questa campagna e presenza forte anche durante il convegno della scorsa settimana, insieme con la Cia, la confederazione degli agricoltori, anch&#8217;essa vicina al centrosinistra.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft\" alt=\"\" src=\"http:\/\/www.notiziediprato.it\/wp-content\/uploads\/cacciatore.jpg\" width=\"383\" height=\"273\" \/>Al congresso di Chianciano si \u00e8 anche assistito a un dibattito &#8211; ai nostri occhi <strong>un po&#8217; surreale<\/strong>, ma forse siamo noi che ci sbagliamo &#8211; sulla <strong>questione di genere<\/strong> in ambito venatoria. La ex deputata ora dirigente di Sinistra ecologia libert\u00e0 <strong>Fulvia Bandoli<\/strong>, la deputata del Pd <strong>Susanna Cenni<\/strong>, la direttrice di Legambiente<strong> Rossella Moroni<\/strong> e altre figure dirigenziali dell&#8217;associazionismo amico, hanno dato vita a una tavola rotonda per smentire &#8211; hanno spiegato &#8211; il<strong> luogo comune<\/strong> secondo il quale la caccia \u00e8 una ridotta del <strong>maschilismo<\/strong>. Sar\u00e0&#8230;<\/p>\n<p>E&#8217; poi inutile dire che al congresso dell&#8217;Arci caccia sono arrivati i messaggi di presidenti di regione, sindaci, assessori, parlamentari amici: \u00e8 su questa rotta, cio\u00e8 <strong>rinserrando le fila con i partiti di riferimento<\/strong> &#8211; in questa fase Sel e Pd &#8211; e con le organizzazioni agricole e ambientaliste legate a questi partiti &#8211;<strong> Legambiente e Cia<\/strong> &#8211; che la sinistra venatoria cerca di proteggere se stessa dal suo anacronismo e dall&#8217;avversione che incontra nella societ\u00e0. E lo fa con grande impegno, cosciente di giocarsi tutto in termini di <strong>accettazione sociale<\/strong>, e a costo di impegnarsi direttamente in campagna elettorale, perfino con i modi un po&#8217; sguaiati che vanno per la maggiore in questa fase. Basta leggere <strong>con che toni<\/strong> Arci caccia, l&#8217;8 febbraio scorso, ha attaccato due deputate del centrodestra &#8211; <strong>Michela Vittoria Brambilla<\/strong> e <strong>Fiorella Ceccacci Rubino<\/strong> &#8211; definite &#8220;paladine dell&#8217;animalismo nostrano&#8221;, ma prese di mira con argomenti che nulla hanno a che fare con le iniziative animaliste delle due deputate.<\/p>\n<blockquote><p>&#8220;Che cosa le accomuna? &#8211; ha scritto Arci caccia &#8211; Avere il nome o il cognome doppio, come ogni rappresentante che si rispetti dell&#8217;alta aristocrazia sociale.\u00a0 Aver contribuito all\u2019elezione del Parlamento uscente pi\u00f9 sexy di sempre. Essere belle ma poco avvezze alle &#8220;fatiche&#8221; che sarebbero richieste ad un Parlamentare; hanno infatti i pi\u00f9 bassi indici di produttivit\u00e0 in Parlamento: la Brambilla al 585\u00b0 su 630 Deputati, la Ceccacci Rubino al 435\u00b0 posto su 630 Deputati. (fonte Openpolice). Essere attratte per l\u2019amore verso i felini: famoso il video dell\u2019ex Ministro del Turismo che &#8220;gioca&#8221; con una tigre (opportunamente sedata) e l\u2019imitazione di un gatto mentre carponi lecca il latte dalla ciotola durante il cortometraggio erotico di Tinto Brass che vede protagonista l\u2019Onorevole eletta Miss Parlamento. Avere pi\u00f9 attitudine per gli stivali in pelle con tacchi alti piuttosto che per quelli di gomma da campagna. A NOI SORGE UN DUBBIO: siamo sicuri che gli animali avrebbero scelto loro per farsi tutelare? La nostra risposta sarebbe chiara e inequivocabile, agli elettori italiani chiediamo semplicemente di riflettere attentamente. &#8220;<\/p><\/blockquote>\n<p>Non amiamo la destra e <strong>non simpatizziamo<\/strong> per le politiche animaliste delle due deputate, ma si converr\u00e0 che gli argomenti e lo stile di Arci caccia sono quello che sono e soprattutto spingono ad avere<strong> molti pi\u00f9 dubbi<\/strong>, rispetto alle onorevoli partecipanti al seminario di Chianciano, sul fatto <strong>che il maschilismo dei cacciatori sia solo un luogo comune<\/strong>,.<\/p>\n<p>Magari ci sbagliamo e ci chiariremo le idee in futuro, ma intanto ci sembra di avere capito qual \u00e8<strong> il vero segreto dell&#8217;Arci caccia<\/strong>, oltre alle sue strategie di avvinghiamento, pi\u00f9 che di fiancheggiamento, dei poteri amici.<\/p>\n<p><strong>Il segreto \u00e8 non parlare di caccia.<\/strong> Non parlare del sangue, della moltitudine di animali uccisi per un macabro e crudele divertimento , del piombo disseminato nei boschi e meno che mai &#8211; ovviamente &#8211; dei morti e feriti fra gli umani (21 morti e 97 feriti nell&#8217;ultima stagione venatoria, in tutto 62 giornate di caccia effettive, un morto ogni tre giorni).<\/p>\n<p><strong>Per salvare la caccia, tentano di far dimeticare quel che la caccia \u00e8.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da tempo sondaggi e indagini conoscitive indicano un generale rifiuto popolare della caccia. 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