{"id":3334,"date":"2013-02-05T17:11:57","date_gmt":"2013-02-05T16:11:57","guid":{"rendered":"http:\/\/restiamoanimali.wordpress.com\/?p=3334"},"modified":"2013-02-05T17:11:57","modified_gmt":"2013-02-05T16:11:57","slug":"3213-il-mio-digiuno-rompere-le-catene-della-solitudine","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.restiamoanimali.it\/blog\/2013\/3213-il-mio-digiuno-rompere-le-catene-della-solitudine\/","title":{"rendered":"3\/2\/13 &#8211; Il mio digiuno. Rompere le catene della solitudine"},"content":{"rendered":"<p><strong>di Stefania Sbarra<\/strong><\/p>\n<p>Scrivo mentre si avvicina il momento di lasciare il testimone a quelli che verranno dopo. Sono quasi passate le 24 ore del digiuno ed in effetti la fame si fa sentire. Ma \u00e8 <strong>una fame\u00a0 dolce<\/strong>, che si sta insinuando\u00a0 in punta di piedi, discretamente, quasi volesse rendere onore a questa scelta . L&#8217;avverto come una fame che non denuncia una mancanza di qualcosa di normale ma accompagna la compiutezza di un\u00a0 fatto speciale.<br \/>\nIn occasione dei nostri eventi\u00a0 LAV \u00e8 capitato di <strong>portare\u00a0 in piazza\u00a0 pesanti catene<\/strong> disposte sul selciato . Grosse, arrugginite catene messe l\u00ec a testimonianza\u00a0 che qualcuno ne\u00a0 disegna le maglie pi\u00f9 o meno larghe, qualcuno le fabbrica, qualcuno le vende, e qualcuno le acquista. E qualcuno le usa.<br \/>\n<a href=\"http:\/\/restiamoanimali.files.wordpress.com\/2013\/02\/stefaniasbarra.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-3335\" alt=\"stefaniasbarra\" src=\"http:\/\/restiamoanimali.files.wordpress.com\/2013\/02\/stefaniasbarra.jpg?w=225\" width=\"225\" height=\"300\" srcset=\"http:\/\/www.restiamoanimali.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2013\/02\/stefaniasbarra.jpg 360w, http:\/\/www.restiamoanimali.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2013\/02\/stefaniasbarra-225x300.jpg 225w\" sizes=\"(max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/><\/a>Qualche secolo fa catene analoghe cingevano le caviglie e i polsi degli schiavi,<strong> schiavi\u00a0 umani<\/strong>.<br \/>\nL&#8217;apparato culturale del tempo con i suoi\u00a0 indottrinamenti\u00a0<strong> non riteneva riprovevole<\/strong> tale costume, anzi il tradurre in catene un uomo,\u00a0 avvertito dal pensiero dominante come diverso, estrometterlo da quei meccanismi di riconoscimento di identit\u00e0 e di stato di diritto, attribuirli un fattore di inferiorit\u00e0 era ritenuto naturale, quasi fosse nell&#8217;ordine\u00a0 precostituito. Quasi fosse un dovere morale per la salvaguardia della classe dominate, quella che si arrogava\u00a0 ed esercitava il diritto di supremazia.<br \/>\nLe catene accompagnano\u00a0 e maledicono il genere umano.\u00a0 Sono il <strong>simbolo ferroso\u00a0 dell&#8217;onta<\/strong> che\u00a0 collega tra loro uomini di epoche differenti. Qualche secolo\u00a0 fa\u00a0 le catene\u00a0 cingevano le caviglie e i polsi degli schiavi del tempo.\u00a0 Nell&#8217;epoca\u00a0 attuale le catene hanno ancora un loro peso, non sono scomparse, anzi <strong>la loro produzione su scala industriale ne legittima\u00a0 l&#8217;uso<\/strong>. Domanda &#8211; offerta .\u00a0\u00a0 Tutto perfettamente regolare.<br \/>\nSono cambiati\u00a0 solo i destinatari che dovranno sopportarne il peso.<br \/>\nPure questo sistema reclama <strong>il\u00a0 suo esercito di schiavi.<\/strong> Pure questo sistema ritiene\u00a0 normale\u00a0\u00a0 tradurre in schiavit\u00f9\u00a0 un essere vivente\u00a0 quasi fosse un eterno tributo da consacrare ad un demone\u00a0 supremo.<br \/>\nQuel demone che si annida in ciascun uomo che non abiura a priori l&#8217;uso delle catene divenendo egli stesso schiavo del suo stesso permissivo pensiero verso la liceit\u00e0 dello sfruttamento di un altro essere. Quel demone che si annida in ciascun uomo che\u00a0 vede una catena e vi i<strong>mmagina con naturalezza<\/strong> ancorato un nuovo schiavo consentito dalla morale del tempo in\u00a0 cui vive.<br \/>\nE questo \u00e8 il tempo degli<strong> schiavi animali.<\/strong> Tradotti in catene ogni giorno da una classe dominante di\u00a0 umani che hanno veicolato su\u00a0 poveri esseri inermi, lo smisurato potere della loro pochezza\u00a0 intellettuale.<br \/>\nMa come nel tempo che fu, <strong>ogni tanto qualcuno esce dal coro<\/strong>, intona una sinfonia diversa, si fa promotore di qualcosa che irrompa prepotente e scompagini\u00a0 l&#8217;allineamento ordinato del\u00a0 pensiero omologato.<br \/>\nOgni tanto qualcuno <strong>si rifiuta di assoggettarsi a regole prestabilite<\/strong> e nella solitudine\u00a0 della sua\u00a0 lungimiranza vede oltre un confine gi\u00e0 designato. Mentre i tanti si allineano, scendono a compromessi,\u00a0 sono preda della confusione derivata dalla incapacit\u00e0 di andare oltre, qualcuno tesse la tela di un <strong>nuovo progresso culturale<\/strong>\u00a0 nella solitudine della sua lungimiranza.<br \/>\n<strong>Franco Libero Manco<\/strong> ha scritto una pagina bellissima dedicata alla universale solitudine degli animali. Solitudine. Avvertita spesso sin dentro i visceri, ogni qual volta abbia io stessa, cercato di essere una stecca fuori dal coro. Mi\u00a0\u00a0 ritrovo in quelle parole,\u00a0 in quello scritto bellissimo e in questi giorni seguendo\u00a0 la vicenda di\u00a0<strong> Davide ho pensato alla sua di solitudine<\/strong>. Ho pensato all&#8217;attimo in cui ha deciso, nella coerenza delle sue scelte di vita, di fare qualcosa per sovvertire l&#8217;ordine naturale delle\u00a0 cose ritenuto tale dai pi\u00f9.\u00a0 A molti danno fastidio le catene che imprigionano la vita e la dignit\u00e0 di un cane, ma lottano magari per allungarle, inconsapevoli promotori delle medesime.<br \/>\nLui no, lui ha compreso che\u00a0 occorre rompere\u00a0 prima di tutto <strong>la catena che imprigiona il nostro stesso pensiero<\/strong> quando attribuiamo ad un metodo coercitivo una qualunque valenza\u00a0 positiva, una ragione di esistere. Lui non allunga le catene, lui chiede siano divelte. Lui chiede sia riconsegnata la libert\u00e0 ad un essere\u00a0 vivente\u00a0 per il\u00a0 quale lo stato di animale\u00a0 non abbia pi\u00f9 a pregiudicare\u00a0 l&#8217;inalienabile diritto alla dignit\u00e0 della vita.<br \/>\nNella solitudine del suo pensiero ha deciso di prendere su\u00a0 di s\u00e9 una buona parte di sofferenza, e tramite essa\u00a0 essere foriero di un vento nuovo. Ma questo, se rapportato alla massa di persone che incurante scivola\u00a0 via da questa\u00a0 presa di posizione, <strong>si traduce in solitudine<\/strong>, confortata per\u00f2 da altri come lui che\u00a0 hanno compreso l&#8217;importanza dell&#8217;agire rispetto al parlare. Dell&#8217;importanza della coerenza.<br \/>\nDa anni ho divelto le mie di catene, <strong>liberando la mente e il cuore<\/strong> dall&#8217;azione\u00a0 livellatrice di un sistema basato sullo specismo , ma lo scotto oramai da\u00a0 tempo\u00a0 \u00e8 la solitudine nelle scelte quotidiane di essere sempre e comunque\u00a0 dalla parte dell&#8217;incatenato. Cane, vitello, mucca,maiale, pulcino che\u00a0 sia. Povero, vecchio,nero, malato, solo, emarginato, immigrato, indios che sia.<br \/>\nTra mezz&#8217;ora scadr\u00e0 il digiuno\u00a0\u00a0 <strong>che mi ha fatto compagnia in queste 24 ore<\/strong>, e pronta a ripeterlo qualora fosse necessario,\u00a0 l&#8217;ho praticato\u00a0 per aiutare Davide assieme ad altri a\u00a0 rompere le catene della solitudine nelle scelte\u00a0 concrete a favore di chi non pu\u00f2 difendersi, del debole, dell&#8217;ultimo.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 esiste certamente<strong> l&#8217;universale solitudine degli animali.<\/strong> Ma esiste anche di conseguenza una universale solitudine di alcuni uomini\u00a0 che hanno deciso, come Davide, di essere una stecca fuori dal coro. Di esserlo per aiutare ad esempio un cane\u00a0 che altrimenti passerebbe l&#8217;intera esistenza legato ad una catena pi\u00f9 o meno lunga\u00a0 a discrezione della ragionevolezza e della compassione dell&#8217;uomo, ma sempre catena. Sempre schiavit\u00f9. Sempre sopruso.<\/p>\n<p>Stefania Sbarra<br \/>\nLAV Sondrio<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Stefania Sbarra Scrivo mentre si avvicina il momento di lasciare il testimone a quelli che verranno dopo. Sono quasi passate le 24 ore del digiuno ed in effetti la fame si fa sentire. 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