{"id":12588,"date":"2023-01-19T17:57:45","date_gmt":"2023-01-19T16:57:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.restiamoanimali.it\/blog\/?p=12588"},"modified":"2023-01-19T18:25:14","modified_gmt":"2023-01-19T17:25:14","slug":"libri-il-capitalismo-carnivoro-senza-futuro","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.restiamoanimali.it\/blog\/2023\/libri-il-capitalismo-carnivoro-senza-futuro\/","title":{"rendered":"Libri \/ Il &#8220;Capitalismo carnivoro&#8221; senza futuro"},"content":{"rendered":"\n<p>Il titolo \u2013 <em>Capitalismo carnivoro<\/em> \u2013 \u00e8 coraggioso e preciso. Preciso perch\u00e9 Francesca Grazioli, nel suo libro edito dal Saggiatore, indaga <strong>la filiera di produzione della carne <\/strong>e non fatica a individuarne i tratti salienti: lo sfruttamento della vita animale &#8211; e anche di quella umana, sia pure in altre forme &#8211; come asse portante, la logica del profitto spinta fino alle sue pi\u00f9 estreme conseguenze, l&#8217;impressionante concentrazione proprietaria in poche mani, il disinteresse per ci\u00f2 che gli economisti pudicamente chiamano esternalit\u00e0 negative, ossia l&#8217;abitudine ad agire distruggendo e inquinando senza alcun rimorso. Coraggioso perch\u00e9 la sola evocazione della parola capitalismo in Italia suscita irritazione, specie se del capitalismo si parla in termini necessariamente e fortemente critici, come in questo volume. E&#8217; noto che <strong>l&#8217;ideologia neoliberista<\/strong>, al momento dominante nonostante i disastri compiuti e la sua assenza di prospettive di lungo ma ormai anche di medio se non breve periodo, ha la pretesa di presentarsi come l&#8217;ordine naturale delle cose e di tacciare come &#8220;ideologiche&#8221; ed &#8220;estremistiche&#8221; le posizioni di chi osa mettere in discussione, fin nelle sue radici \u2013 ideologiche, appunto \u2013 lo status quo.<\/p>\n\n\n\n<p>Grazioli, che \u00e8 una professionista nel campo della lotta al cambiamento climatico e della sicurezza alimentare, lavora \u2013 per lo pi\u00f9 all&#8217;estero \u2013 al Centro di ricerca Biodiversity international, mette a nudo le origini stesse dell&#8217;industria alimentare e della produzione di carne in particolare, indicata come la prima e pi\u00f9 efficace applicazione, al di fuori dell&#8217;automobile,<strong> del sistema collaudato da Henry Ford <\/strong>nelle sue fabbriche agli inizi del &#8216;900 e della moderna era industriale: \u201cIl destino dell&#8217;industria della carne&#8221;, scrive, &#8220;comincia a tessersi sull&#8217;impianto teorico del capitale e, a sua volta, lo rafforza: nel creare concentrazione di potere, nel garantire cibo a buon mercato per tenere bassi i salari minimi e quindi i costi del lavoro, garantisce le condizioni di base perch\u00e9 altre industrie possano continuare a muoversi all&#8217;interno dello stesso paradigma&#8221;.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignright size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.restiamoanimali.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/carn.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-12590\" width=\"232\" height=\"344\" srcset=\"http:\/\/www.restiamoanimali.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/carn.jpg 536w, http:\/\/www.restiamoanimali.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2023\/01\/carn-203x300.jpg 203w\" sizes=\"(max-width: 232px) 100vw, 232px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Il <strong>&#8220;continente carne&#8221;<\/strong>, come Grazioli dimostra con grande mole di dati, documenti ma anche racconti in presa diretta, \u00e8 un universo di violenza, di indiscriminata violenza fisica e anche genetica, potremmo dire scientifica, visto com&#8217;\u00e8 organizzato il sistema degli allevamenti e di smontaggio dei corpi. E&#8217; anche un <strong>sistema di manipolazione politica e di enorme potere economico<\/strong>: sono numerose le leggi che avvantaggiano la lobby della carne, e poderose, addirittura fatali per la possibilit\u00e0 di affrontare il collasso climatica in corso, le cosiddette esternalit\u00e0 negative. Grazioli non esita ad accostare le condizioni degli allevamenti e dei macelli intensivi a ci\u00f2 che <strong>il giornalista Upton Sinclair<\/strong>, oltre un secolo fa, descrisse nel suo memorabile libro-reportage<em> La giungla<\/em>, non a caso realizzato nei mega macelli di Chicago, luogo di prima e definitiva applicazione del modello fordista: la catena di montaggio delle automobili applicata allo smontaggio dei corpi animali.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Grazioli mette a fuoco il devastante impatto ambientale del sistema alimentare basato sulle proteine animali: inefficiente, inquinante, insalubre. Un capitolo \u00e8 dedicato alla <strong>produzione di soia<\/strong>, causa primaria della<strong> deforestazione dell&#8217;Amazzonia<\/strong> e altre zone del pianeta, alimento prodigio per le sue caratteristiche e qualit\u00e0 nutritive, la cui produzione \u00e8 per\u00f2 esplosa negli ultimi decenni per sostenere l&#8217;alimentazione degli animali da allevamento: a questo scopo \u00e8 destinato ben il 90% del raccolto globale, altro che tofu e tempeh.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Capitalismo carnivoro \u00e8 attraversato da compassione per gli animali, nulla viene nascosto e sono citati anche filosofi e sociologi che hanno affrontato il tema da pi\u00f9 punti di vista, come <strong>Carol Adams, Jacques Derrida, Melanie Joy<\/strong>. L&#8217;autrice ha anche il merito di affrontare la &#8220;questione umana&#8221; connessa alle catene di smontaggio: la linea di demarcazione fra macellati e macellatori \u00e8 ben precisa, ma anche i secondi vivono esistenze di serie B, sottoposti come sono a <strong>condizioni di stress <\/strong>quasi insopportabili, come dimostrano l&#8217;enorme turn over \u2013 vicino al 100% annuo in molti casi \u2013 e anche il disprezzo caduto durante la pandemia di Covid19 sui lavoratori di quei macelli divenuti focolai di infezione: le pessime condizioni igieniche, il sovraffollamento dei dormitori vennero attribuiti alle abitudini degradate degli operai \u2013 per lo pi\u00f9, ovviamente, stranieri e sottoproletari \u2013 e non a un sistema di <strong>sfruttamento estremo<\/strong>, cos\u00ec somigliante a quello denunciato da Upton Sinclair ne <em>La giungla<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Grazioli ovviamente non manca di soffermarfsi sull&#8217;enorme contributo dell&#8217;industria alimentare, specie quella carnivora, al<strong> surriscaldamento globale <\/strong>e prende anche le distanze, in ambito scientifico, dalle sperimentazioni con la carne coltivata e con i succedanei di bistecche e hamburger ottenuti con ingredienti vegetali. Nel mirino dell&#8217;autrice, capitolo dopo capitolo, paragrafo dopo paragrafo, ci sono gli <strong>allevamenti intensivi<\/strong>, bocciati senza appello, ma Francesca Grazioli ferma il suo discorso, come se frenasse i suoi stessi pensieri, al momento di osare. Riconosce che <strong>il capitalismo carnivoro va superato<\/strong> e accoglie le posizioni di Carol Adams e della stessa Melanie Joy sulla scomparsa del corpo animale dall&#8217;esperienza umana in rapporto all&#8217;alimentazione: si sofferma cio\u00e8 sul non detto, sul silenzio che accompagna l&#8217;imbarazzo di provocare la morte &#8211; pur di mangiare una bistecca, una frittata, o bere un bicchiere di latte &#8211; di esseri viventi ai quali riconosciamo lo status di esseri perfettamente senzienti. L&#8217;autrice non manca nemmeno di ricordare<strong> i belati, i muggiti, le grida di terrore<\/strong> degli animali mandati al macello, o i tentativi di fuga prima dell&#8217;ultimo tratto di tunnel verso l&#8217;esecuzione. E tuttavia si ferma l\u00ec. <\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p>Fa intendere, fra le righe, di provare nostalgia, chiamiamola cos\u00ec, per il <strong>modello preindustriale<\/strong>, con le fattorie e gli allevamenti non intensivi, ma non sviluppa il punto, come pure ci si aspetterebbe dopo le citazioni di Adams, Derrida, Joy. E&#8217; questa una &#8220;concessione&#8221;, che ci pare imbarazzata, alle \u201cregole\u201d del sistema mediatico, politico e idoelogico: a un certo punto Grazioli cita la scelta veg*, lo scrive con l&#8217;asterisco, e osserva giustamente che affrontare i guasti del capitalismo carnivoro non \u00e8 questione di scelte personali, ma di<strong> un paradigma da cambiare<\/strong>, al quale per\u00f2 fa solo un cenno, come se non volesse osare, timorosa \u2013 forse \u2013 di spaventare i lettori che l&#8217;hanno seguita fin l\u00ec, o magari di fare un passo troppo lungo rispetto alle proprie attuali esperienze e posizioni, ancora da maturare fino in fondo. E&#8217; <strong>un&#8217;esitazione<\/strong> che comincia con il risvolto di copertina: l&#8217;editore specifica subito, nelle prime righe: &#8220;Leggere Capitalismo carnivoro cambier\u00e0 il vostro modo di pensare e mangiare la carne. Non vi convincer\u00e0 a smettere di acquistarla al supermercato. Non vi spinger\u00e0 a stravolgere le vostre abitudini alimentari e diventare vegetariani o vegani. Tra queste pagine non troverete un manifesto animalista, ma un viaggio nelle zone pi\u00f9 oscure del continente della carne&#8221;.<\/p>\n\n\n\n<p>E&#8217; un disclaimer, o una excusatio non petita, come se ci fosse <strong>la paura<\/strong> di superare le colonne d&#8217;Ercole del dibattito (anzi del non-dibattito) corrente sul capitalismo carnivoro e le sue catastrofiche conseguenze. E&#8217; una rinuncia, a nostro modesto avviso, che <strong>rischia di frenare le nuove e necessarie idee<\/strong>, invece di dare loro il massimo slancio.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Lorenzo Guadagnucci<\/strong><\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p><strong>Francesca Grazioli,<em> Capitalismo carnivoro. Allevamenti intensivi, carni sintetiche e il futuro del mondo<\/em>, Il Saggiatore 2022, 205 pagine, 19 euri<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il titolo \u2013 Capitalismo carnivoro \u2013 \u00e8 coraggioso e preciso. 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